20 ottobre 2018
Aggiornato 09:00

Il prof. Malvezzi: «Vaffa... alla finanza, che vuole far fuori il governo»

Il professore ed ex deputato commenta la politica economica del governo: «Uno Stato non deve tenere il bilancio in pareggio, ma far star bene la gente»

Valerio Malvezzi, professore di Comunicazione finanziaria ed ex deputato, appena il governo ha manifestato l'intenzione di aumentare il deficit è ripartito il coro di chi dice: fare debito è da incoscienti, perché lo pagheranno i nostri figli...
...e finiremo come il Venezuela o l'Argentina.

Ma è davvero un dramma di questa portata?
Certo che è un dramma: è un dramma non aver fatto debito prima. In Italia sono stati introdotti dei crimini contro l'umanità come il fiscal compact o il pareggio di bilancio in Costituzione, che è contro il buon senso. Compito di uno Stato non è tenere il bilancio in pareggio, ma far star bene la gente, e per riuscirci bisogna creare occupazione. Sono stato al Tgcom per il decennale della Lehman Brothers e il giornalista mi ha fatto questa domanda: «Professore, cosa abbiamo imparato da quella vicenda?». Sa cosa ho risposto?

Che non abbiamo imparato niente.
Per una ragione: da dieci anni tutti continuano a parlare di crisi. Invece io sostengo che non esista una crisi, ma un cambiamento deliberato e pianificato di sistema economico. Che non è nato nel 2007, ma molti anni prima: nasce per un disegno predatorio dell'umanità, che voleva cambiare ciò che era stato creato tra il 1944 e il 1979. Se non si studia la storia, poi si discute del 2,4% come degli imbecilli, non sapendo nemmeno di cosa si sta parlando. La scelta politica adottata sul finire della seconda guerra mondiale fu quella di rendere più ricca la parte di popolazione più povera.

Redistribuire il reddito, in altre parole.
Esatto. Per circa 35-40 anni, in tutti i paesi del mondo occidentale, il reddito è stato redistribuito.

I poveri diventavano un po' meno poveri e i ricchi un po' meno ricchi: si riduceva la forbice.
Proprio così. A un certo punto si decide di cambiare modello, per passare a quello neoliberista. Che ha una finalità molto chiara: redistribuire il reddito dai poveri ai ricchi, come un Robin Hood alla rovescia.

Il contrario del modello precedente.
Ciò che è successo negli ultimi 30-40 anni è stato funzionale a questo disegno. Di fatto nel 1981 l'Italia ha deciso di non avere più la sovranità monetaria: se noi ce l'avessimo ancora, la sua domanda non avrebbe senso. Che problema ci sarebbe? Il Giappone ha il 240% di rapporto debito/Pil e sta benissimo, semplicemente perché si ricompra il proprio debito. Invece noi abbiamo deciso il divorzio tra ministero del Tesoro e Banca d'Italia, peraltro con un semplice scambio di lettere, senza passare dal parlamento.

Poi è arrivato l'euro e le cose sono ulteriormente peggiorate.
Il risultato è stato l'aumento della povertà in Italia e della ricchezza in Germania.

Quindi Borghi non sbaglia quando dice questa frase che ha fatto impazzire i mercati: l'Italia, se avesse una sua moneta, avrebbe risolto i suoi problemi.
Borghi dice quello che non si deve dire. O meglio, che nella sua posizione non può dire, ma io posso dire che Borghi ha ragione. Qui non serve più un politico, ma uno statista, che si alzi in piedi e dica una sola parola al mondo finanziario che ha creato tutto questo: vaffa***lo. Il modello predatorio adottato, quello a cambi fissi, come sapevano tutti gli economisti non funziona: non si può fare un'Unione monetaria in assenza di Unione fiscale, industriale, di politica estera. Mi scusi: come può pensare una persona normale che ci sia equità tra chi paga prezzi diversi per l'energia, tra chi paga diversamente le banche...

...e chi paga più o meno tasse. Abbiamo detto che negli ultimi decenni si è andati in questa direzione. Ma questo nuovo governo sta iniziando a invertire la tendenza?
Certamente sì, nel senso che le intenzioni sono ottime e, a mio parere, si è partiti nel modo corretto. Della finanziaria, in questi giorni, tutti i giornali del mondo stanno parlando solo del famoso deficit al 2,4%. Devo ricordare a loro che i limiti del deficit/Pil al 3% e del debito/Pil al 60% sono delle putta***e inventate nei corridoi di un ministero francese da un ragazzino di 30 anni che, interpellato per dare una risposta, ha dato quella che gli è venuta in mente, ovvero la cifra dell'anno precedente. Sulla base di questo numero, che non ha nessun valore scientifico, abbiamo creato la politica economica di tutta Europa. Perché bisogna rispettare il 3%. Non solo. Di un bilancio non si valutano solo le passività, il debito, ma anche i beni, gli investimenti. La domanda che si dovrebbero fare i giornalisti è: ci siamo indebitati, ma per fare cosa?

Me lo dica lei.
Cosa sta facendo questo governo? Primo, sta facendo 180 miliardi di investimenti: possiamo ritenere che non aumentino di nemmeno un posto di lavoro l'occupazione? Credo di no. Da che mondo è mondo, gli investimenti servono ad aumentare la domanda interna del paese, cioè a mettere in moto l'economia. Meno male che riparte la spesa pubblica. Secondo, non aumenterà l'Iva: io direi che addirittura bisognerebbe ridurla, ma intanto cominciamo a non farla aumentare, altrimenti si sarebbero depressi i consumi. Terzo, negli anni scorsi abbiamo dato decine di miliardi alle banche, per le loro azioni speculative criminali. Adesso creiamo un casino perché si dà un miliardo e mezzo, cioè una nocciolina, ai cittadini truffati dalle banche italiane? Quarto, il reddito di cittadinanza. Io sarei più favorevole al lavoro di cittadinanza, ma è certamente meglio di niente: Keynes insegna che, se io do del reddito alla gente, quella consuma e quindi aumenta di nuovo la domanda. Quinto, la flat tax. Ci sono delle persone in Italia classificate come imprenditori, che invece sa cosa sono?

Le finte partite Iva.
Sono persone che fanno 20-30 mila euro di fatturato, e che pagano una pressione fiscale vera tra il 60 e il 70%, e che in alcuni casi rasenta il 100%. Credo che sia giusto consentire a queste persone di vivere. Le grandi imprese già pagano flat, e le multinazionali pagano dove cavolo vogliono. E allora: ci scandalizziamo perché vogliamo aiutare i piccolini?