24 gennaio 2020
Aggiornato 05:00
Manovra finanziaria

«Un Paese che si indebita si impoverisce»: Moscovici all'attacco, ma la paura gli impone di scongiurare la crisi

Il commissario Ue agli Affari economici fa sentire la sua voce, ma evita di parlare di crisi. Di Maio più morbido di Salvini

Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici
Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici ANSA

BRUXELLES - Come da copione, la manovra abbozzata dalla maggioranza con un aumento del deficit/Pil al 2,4% non piace a Bruxelles e dintorni. I primi segnali negativi arrivano infatti dalla Commissione europea: «Si tratta di un Bilancio che sembra spingersi oltre i limiti delle nostre regole comuni», ha affermato il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, intervistato dalle due emittenti francesi Bfm Tv e Rmc Info. «Quando un Paese si indebita si impoverisce. Se gli italiani continuano a indebitarsi i tassi aumentano e il costo del servizio del debito aumenta, cioè il rimborso del debito diventa più pesante» e tutti i fondi che vi saranno destinati verranno sottratti ad altro. Secondo Moscovici «non bisogna togliere un euro alle autostrade, all’educazione e alla giustizia sociale». E ancora: «Bisogna continuare il dialogo con le autorità italiane, dicendo loro ancora una volta che il rispetto delle regole non lo fanno per noi, ma per loro» avverte l’eurocommissario.

La Ue ha paura?
Attenzione dunque, ma guai a ventilare guerre che, forse per la prima volta, potrebbero davvero scompigliare le carte, così tanto da incidere sul futuro stesso dell'Unione economica. «E' verosimile che il deficit strutturale dell'Italia aumenterà», e dopo aver valutato la manovra abbiamo «diverse risposte». Ma, spiega Moscovici, «la mia riflessione di stamattina è semplice: non abbiamo interesse a una crisi tra la Commissione e l'Italia». Moscovici dunque sembra rinnegare, o perlomeno rimandare, lo scontro diretto con Roma. «Delle sanzioni sono teoricamente possibili, è previsto dai trattati ma io non sono nello spirito da sanzioni, non lo sono mai stato», ha sottolineato. «Farò in modo, nel mio dialogo con le autorità italiane, che l'Italia resti nello spirito comune», ha aggiunto, ricordando che «pacta sunt servanda, le regole vanno rispettate, e queste regole non sono stupide: se il debito sale creiamo una situazione instabile».

Pacta sut servanda, ma niente crisi
Il ritornello è sempre lo stesso: da tempo Moscovici ci ha abituato ai suoi richiami. Ma questa volta, i toni, per quanto sempre forti, appaiono più sfumati. Tanto che ha rimandato le valutazioni a dopo l’incontro con il ministro delle Finanze Giovanni Tria, in programma per lunedì prossimo a Lussemburgo. «Non sono un burocrate» ribadisce, e conclude dicendo: «Vedremo... Esistono delle contraddizioni nel governo italiano, da un lato c’è il ministro delle Finanze che è entrato nella riunione dicendo 1,6% rapporto deficit/Pil, cioè un livello che risponde alle regole. Ne è uscito con un 2,4%. Il nostro interlocutore è il ministro delle Finanze, e anche il presidente del Consiglio». Per poi doversi piegare alla constatazione che «continueremo il dialogo con il governo italiano, dicendo loro ancora che rispettare le regole non è per noi, ma per loro».

Di Maio più morbido di Salvini
Una linea di dialogo confermata anche dal vicepremier M5s Luigi Di Maio: «Ora parte l’interlocuzione con l’Ue», ha detto, «e con i grandi investitori privati e non abbiamo intenzione di andare allo scontro. Considero l’intervento di Moscovici interlocutorio, le preoccupazioni sono legittime ma il governo si è impegnato a mantenere il deficit/Pil al 2,4% e vogliamo ripagare il debito». Dall'altra parte del governo Matteo Salvini invece usa meno filtri: «La manovra approvata è un passo verso la civiltà», ha detto, «i mercati se ne faranno una ragione».