20 settembre 2018
Aggiornato 00:00

Inps: quasi 71% delle pensioni sotto i 1000 euro

Donne e Sud categorie più sfavorite
Il presidente dell'Insp Tito Boeri.
Il presidente dell'Insp Tito Boeri. (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Il 70,8% delle pensioni erogate dall'Inps, 12,8 milioni di assegni, sono inferiori ai mille euro. Per le donne tale percentuale arriva all'86,6%. Lo ha reso noto l'Inps. Il 62,2% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale, che per le donne al 75,5%, costituisce solo una misura indicativa della «povertà», per il fatto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. Delle 11.117.947 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 44,3% (4.930.423) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile.

Il divario di genere
In questo caso il divario tra i due generi è accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 44,5% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale scende al 23,0%, e di queste solo il 22,5% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro. Le prestazioni di tipo previdenziale sono costituite per il 66,6% da pensioni della categoria vecchiaia di cui poco più della metà (56%) erogate a soggetti di sesso maschile, per il 6,8% da pensioni della categoria Invalidità previdenziale di cui il 51% erogato a maschi e per il 26,6% da pensioni della categoria Superstiti che presentano un tasso di mascolinità pari al 12,1%. Analizzando le sottocategorie si osserva che circa il 77,5% delle pensioni di anzianità/anticipate sono erogate a soggetti di sesso maschile, mentre tale percentuale si abbassa al 35,3% per le pensioni della sottocategoria vecchiaia. Anche nell'invalidità previdenziale c'è una distinzione per genere nelle sottocategorie; infatti le due tipologie di prestazione istituite dalla legge 222/84 presentano una preponderanza del genere maschile e precisamente il 66,7% per l'assegno di invalidità e il 71,6% per la pensione di inabilità; mentre le pensioni di invalidità decorrenti prima della suddetta legge hanno un tasso di mascolinità del 32,0%, dovuto naturalmente all'età elevata dei titolari di queste prestazioni e alla maggiore longevità delle donne.

Percentuali
Le prestazioni di tipo assistenziale sono costituite per il 22,1% da pensioni e assegni sociali di cui il 37,0% erogate a soggetti di sesso maschile, il restante 77,9% delle prestazioni sono erogate ad invalidi civili sotto forma di pensione e/o indennità, di queste ultime l'indice di mascolinità è del 40,4%. Analizzando le sottocategorie si osserva che il 44,4% di pensioni e assegni sociali hanno avuto origine da una pensione di invalidità civile; ne deriva che le prestazioni legate all'invalidità sono 3.428.216 e costituiscono l'87,7% del complesso delle prestazioni assistenziali. La prestazione di maggior rilievo è l'indennità di accompagnamento per invalidi totali che rappresenta il 45,7% della totalità delle prestazioni e costituisce più della metà (52,9%) dell'importo complessivo annuo in pagamento.

Più donne nella classe di età più avanzata
E' interessante notare come le prestazioni di tipo assistenziale presentino un tasso di mascolinità costantemente inferiore al 50%; la causa di questo fenomeno può essere attribuito ad una maggiore presenza delle donne nelle classi di età avanzata (con maggior rischio di invalidità) e a una contestuale maggiore esposizione alla povertà (molte donne in età avanzata non hanno avuto versamenti sufficienti per la maturazione di una prestazione previdenziale). Fanno infatti eccezione le indennità di frequenza ai minori, le indennità di comunicazione e le pensioni agli invalidi totali che vengono erogate a soggetti con meno di 65 anni.

Pensioni più al Nord che al Sud
L'Italia settentrionale usufruisce del maggior numero di prestazioni pensionistiche; infatti il 48,0% delle pensioni viene percepito da soggetti residenti in questa zona, il 19,2% viene erogato al Centro, mentre il 30,6% in Italia meridionale e isole; il restante 2,2% (392.076 pensioni) viene erogato a soggetti residenti all'estero. Calcolando il coefficiente di pensionamento grezzo (rapporto tra il numero di pensioni e la popolazione residente4 per mille) di ciascuna area geografica, si osserva che il Nord continua ad essere l'area con il maggior numero di pensioni per mille residenti (310 per mille), seguita dal Centro con il 284 per mille e dal Mezzogiorno con il 264 per mille. La regione con minor numero di pensioni previdenziali per residente risulta essere la Sicilia (172 pensioni x 1.000 residenti), seguita dal Lazio con 180 pensioni e dalla Campania (182); in Lombardia dove vengono erogate il 18,6% del totale delle prestazioni previdenziali, il coefficiente standardizzato di pensionamento è pari a 261 pensioni per mille abitanti per un totale di 2.602.268 pensioni. Si osserva che la Liguria che presenta il secondo tasso grezzo più elevato, 279 pensioni per mille residenti, si trova al nono posto di questa classifica per effetto della distribuzione per età della popolazione (la Liguria ha la più alta concentrazione di ultrasessantacinquenni in Italia); mentre la Campania che presenta il tasso grezzo di pensionamento più basso, 148 pensioni per mille residenti, si trova al terzo posto poiché, in questo caso, la concentrazione di ultrasessantacinquenni è la più bassa d'Italia. Nella classifica stilata per le prestazioni assistenziali l'ordine delle regioni si inverte e troviamo quindi le regioni del Nord nei primi posti con Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, che presentano un tasso standardizzato rispettivamente di 42, 44 e 45 per 1.000 residenti. Chiudono la classifica Sicilia, Campania e Calabria che presentano rispettivamente un tasso standardizzato di 99, 101 e 105 pensioni per 1.000 residenti.

Numeri
Le pensioni vigenti al primo gennaio 2018 sono 17.886.623 di cui 13.979.136 di natura previdenziale, cioè prestazioni che hanno avuto origine dal versamento di contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti), durante l'attività lavorativa del pensionato. Lo ha reso noto l'Inps che ha diffuso i nuovi dati sulle pensioni vigenti e liquidate dei lavoratori privati. L'importo complessivo annuo risulta pari a 200,5 miliardi di euro di cui 179,6 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Oltre la metà delle pensioni è in carico alle gestioni dei dipendenti privati delle quali quella di maggior rilievo (95,6%) è il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti che gestisce il 48,2% del complesso delle pensioni erogate e il 61,1% degli importi in pagamento. Le gestioni dei lavoratori autonomi elargiscono il 27,5% delle pensioni per un importo in pagamento del 23,9% mentre le gestioni assistenziali erogano il 21,8% delle prestazioni con un importo in pagamento di poco superiore al 10,4% del totale. Nel 2017 sono state liquidate 1.112.163 pensioni delle quali poco meno della metà (49,7%) di natura assistenziale. Gli importi annualizzati, stanziati per le nuove liquidate del 2017 ammontano a 10,8 miliardi di euro, che rappresenta circa il 5,4% dell'importo complessivo annuo in pagamento all'1.1.2018.