Economia | Politica monetaria

Draghi cancella l'estensione del Qe e attacca senza mezzi termini i dazi di Trump

La Banca centrale europea ha lanciato un primo piccolo segnale di svolta, rispetto alla linea di politica monetaria ultra espansiva degli ultimi anni

Il governatore della Bce Mario Draghi
Il governatore della Bce Mario Draghi (Arne Dedert/dpa)

BRUXELLES - La Banca centrale europea ha lanciato un primo piccolo segnale di svolta, rispetto alla linea di politica monetaria ultra espansiva che da anni sta mantenendo per favorire una normalizzazione del quadro nell'area euro. Nella comunicazione formale sulle sue decisioni ha infatti rimosso l'opzione di procedere ad aumenti dell'ammontare del programma di acquisti di titoli, il quantitative easing attualmente previsto durare fino al settembre del 2018 al ritmo di 30 miliardi di euro al mese. Inizialmente i mercati hanno attribuito una discreta rilevanza al segnale, con l'euro bruscamente balzato da 1,2380 circa fin quasi a 1,2450. Successivamente però la portata della novità è stata ridimensionata, specialmente per le spiegazioni che ha fornito il presidente Mario Draghi. "Si tratta di una decisione prevalentemente di contesto - ha detto -. La frase in questione era stata introdotta nel 2016, quando tagliammo la mole del Qe da 80 miliardi di euro al mese a 60 miliardi di euro al mese ed era ovviamente una situazione molto diversa da quella attuale. La decisione è stata unanime, è una decisione senza ricadute rilevanti per le nostre attese né per le nostre capacità di reazione".

"Quadro generale positivo"
Resta poi la possibilità di decidere nuove proroghe del Qe e resta anche l'impegno (mascherato da previsione) a non alzare i tassi se non "ben dopo" la fine degli acquisti netti di titoli. La fiammata dell'euro si è andata spegnendo e nel tardo pomeriggio la valuta condivisa si attesta a 1,2340 dollari. Il quadro generale è comunque positivo. "Le ultime informazioni giunte confermano un forte e ampio slancio dell'economia dell'area euro, che ora è prevista espandersi in qualche misura superiore rispetto a quanto atteso prima». La Bce ha ritoccato al rialzo le sue previsioni sulla crescita economica dell'area euro di quest'anno, al più 2,4%. Anche sul ritorno dell'inflazione ai livelli obiettivo l'istituzione è più fiduciosa, ma a livello pratico i dati restano sottotono e mancano segnali convincenti: gli stimoli devono proseguire.

L'attacco a Trump
Molta rilevanza è stata poi attribuita ai commenti che Draghi, alfiere del libero mercato, ha dato sui propositi dell'amministrazione Trump di imporre dazi su acciaio e alluminio. "Le decisioni unilaterali sono pericolose - ha detto -. Le dispute commerciali andrebbero discusse e regolate in ambiti multilaterali. E soprattutto "se imponi dazi sui tuoi alleati, viene da chiedersi: quali sono i tuoi nemici?".

Italia a rischio instabilità
Altro tema caldo su cui sono stati rivolti più quesiti è stato quello delle elezioni in Italia. Draghi ha evitato qualunque commento diretto sugli esiti del voto. Ma quanto alla reazione dei mercati "è stata più o meno la stessa di quelle che si sono viste su altre elezioni e eventi politici, in cui si temevano pesanti correzioni dei mercati e volatilità». Al tempo steso però "una protratta fase di instabilità potrebbe minare la fiducia e tutto quel che minaccia la fiducia - ha aggiunto - ha effetti negativi sulla produzione». Di Italia e delle recenti elezioni al Consiglio non si è discusso. Tuttavia "in generale la sostenibilità di bilancio è tra le più elevate preoccupazioni nei Paesi con alto debito".

Cosa farà Draghi dopo la Bce?
Infine, con una battuta il presidente ha respinto come ampiamente premature le domande sul cosa farà dopo la conclusione del suo mandato e sul cosa pensi della sua successione. "Continuate a chiedermi cose sul cosa farei se lasciassi domani, ma resta un po' di tempo fino alla fine del mio mandato", ha scherzato. Il mandato di Draghi a capo della Bce dura ancora oltre un anno e mezzo: scadrà infatti nell'ottobre del 2019.