19 settembre 2018
Aggiornato 08:31

L'ira dell'eroe Calenda è una manfrina: Embraco delocalizza perché qualcuno le permette di farlo

Viene da domandarsi dove viva il ministro. Che mestiere faccia. Se si occupi di fabbriche, imprenditori, operai e lavoro
Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.
Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Ahi serva Italia, 
di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, 
non donna di province, ma bordello!

Purgatorio - Canto VI

ROMA  - Il ministro Calenda scopre che le multinazionali sono composte da «gentaglia che non ha responsabilità sociale d’impresa». Lo fa grazie al caso Embraco, la fabbrica che appartiene alla Whirpool – multinazionale statunitense – che presto chiuderà la produzione e la delocalizzerà in Slovacchia.Viene da domandarsi dove viva il ministro. Che mestiere faccia. Se si occupi di fabbriche, imprenditori, operai e lavoro: oppure si diletti a passare da un’intervista all’altra senza capire ben come va il modo.

Gentaglia che fa il suo mestiere
Rapido riassunto per il ministro che si infuria e insulta la «gentaglia» che sposta la produzione da un paese. Egregio ministro, ciò a cui lei ha assistito, indignato, è la regola. Non lo sa? La responsabilità sociale d’impresa è in capo, in questo momento, a un pugno di imprenditori che resistono alla concorrenza della multinazionali come Whirpool, il cui unico scopo è rendere proficuo l’investimento in borsa degli azionisti. Gli imprenditori che piacciono a lei, quelli della responsabilità sociale, verranno tutti spazzati via. Dalle regole che lei e il suo governo, e la politica che l'ha preceduta negli ultimi trenta anni, avete creato. Sono regole globali e brutali, totemiche e sacre, invocate e perseguite da decenni dai teorici neoliberali a cui lei, e buona parte di coloro che l’hanno preceduta, ha sempre riconosciuto piena egemonia. La formula "essere competitivi sui mercati" impone comportamenti come quelli della Whirpool, e indignarsi per la delocalizzazione in Slovacchia di Embraco, ci torneremo più avanti, è ipocrita e puzza di strumentalizzazione politica. Perché queste delocalizzazioni selvagge sono realtà da molti anni, solo oggi che mancano pochi giorni alle elezioni politiche diventano oggetto di indignazione politica. Ma che combinazione.

Regole volute
Le multinazionali quindi fanno i loro lavoro: valorizzazione dell’investimento. Basta, altro non c’è. Può non piacere, ma le loro carte sono sempre chiaramente sul tavolo. Anche nella vicenda Embraco: fin dall’inizio di questa orribile storia la posizione della dirigenza statunitense, di cui non conosciamo nemmeno i nomi e i volti, è sempre stata chiara: tagliare i costi di produzione. Altro scopo non hanno: si chiamano «multinazionali» non per caso. Il ministro dovrebbe saperlo. Saranno anche composte da «gentaglia», come dice Carlo Calenda, ma questa gentaglia fa tutto nella piena legalità che i governi di tutto il mondo, attraverso il Wto e le legislazioni nazionali, hanno costruito su misura per queste organizzazioni. La gentaglia è chi ha creato l’impalcatura giuridica, e culturale, affinché questa economia priva di valori, ma fondata solamente sul valore monetario, sia divenuta regola globale.

Secondo punto, il ruolo della Slovacchia
Le minacce del ministro che oggi si trova a Bruxelles per protestare contro la Slovacchia sono ridicole. Ridicole e sgradevoli, una presa in giro verso i lavoratori e gli italiani, che rafforza il sospetto che i toni e le mosse di Carlo Calenda siano una manfrina elettorale. Perché lui alla Embraco sta offrendo aiuti di stato. E la Embraco in passato ha ricevuto milioni di euro pubblici: che, per altro, qualcuno ora dovrebbe chiedere indietro. La Whirpool delocalizza non perché il governo slovacco offre quattro spiccioli di aiuti, bensì perché il costo del lavoro in Slovacchia è pari a meno della metà rispetto quello italiano. Ovviamente lui questo fenomeno – conosciuto come «effetto dumping» – non lo contesta.  La sua proposta è quello di creare un fondo «per evitare le fughe all’estro»: e questi non sarebbero aiuti di stato? 

Gli operai con Trump
Il ministro Calenda deve prendere in considerazione, se vuole fare un discorso minimamente serio, quello di cui ieri gli operai discutevano all’esterno della Embraco. Parlavano, gli operai, i buzzurri, i fessacchiotti, i populisti, dei dazi di Trump. E lo facevano con ammirazione. Il presidente statunitense, un uomo ignorante e reazionario, ha però capito cosa chiedono i  lavoratori: di non essere messi essi stessi sul mercato in competizione con gli schiavi più o meno salariati di tutto il mondo. Le lavatrici importate negli Usa saranno colpite da dazi fino al 50% stando ai propositi annunciati dall'amministrazione americana, percentuali poi destinate a scalare nei prossimi sei anni. In particolare, gli Usa applicheranno una tariffa del 20% sulle prime 1,2 milioni di grandi lavatrici ad uso residenziale importate nel primo anno e del 50% su quelle che superano la cifra di 1,2 milioni. Dal terzo anno i dazi scenderanno al 16% per il primo gruppo e al 40% per il secondo. Simili tariffe dovrebbero essere affiancate da limiti alle quote di import. Altre soluzioni non ci sono: perché si può creare anche un fondo, ma se alla fine trovi uno schiavo che lavora semi gratuitamente – e nel mondo c’è un «esercito di riserva» tendente a infinito ormai, e in prospettiva l’industria 4.0 sostituirà anche costoro – il fondo sarà sempre insufficiente. Piacciono le frontiere aperte e la libera circolazione dei capitali (umani) e merci? Piacciono i paradisi fiscali? Piace la competizione sugli investimenti tra Stati? Questi sono i risultati: inutile indignarsi.