Bitcoin

Come i bitcoin e le altre criptovalute distruggeranno gli Stati, e la democrazia

Il Bitcoin è ancora sottodimensionato ma la sua corsa sarà inarrestabile. Gli Stati che potrebbero proibirlo non lo faranno, perché sarebbe come se si tentasse di mettere fuori legge i social network

Dopo aver toccato il massimo storico a quota 11.800 dollari molti si domandano se prima o poi vi sarà un crollo del bitcoin
Dopo aver toccato il massimo storico a quota 11.800 dollari molti si domandano se prima o poi vi sarà un crollo del bitcoin (EPA/WALLACE WOON)

NEW YORK - La prima riflessione che dovrebbe generare la corsa dei Bitcoin dovrebbe vertere su che cosa sia il denaro. Una questione filosofica, astratta, lontana dalla realtà? Non tanto. Una questione antica, oggetto di feroci dispute, mai chiarita, soprattutto per la volontà di chi crea e maneggia il denaro. Celebre rimane l'affermazione di Henry Ford, industriale, secondo cui: "Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario altrimenti scoppierebbe una rivoluzione". I Bitcoin non sono nulla, non sono nemmeno carta. Non sono battuti da uno Stato e nemmeno da una banca centrale, privata o pubblica che sia. Sono anonimi, non hanno alcuna connessione con l’oro o altre materie prime rare. La loro materia prima è il silicio, un materiale che necessita di massicce dosi di petrolio per essere prodotto. In definitiva, il Bitcoin, come del resto tutto quanto ci circonda, è un derivato del petrolio. 

Niente, nemmeno carta
Dovrebbero bastare queste caratteristiche per far comprendere cosa sia il denaro da sempre, la sua vicinanza con l’incantesimo magico, o trascendentale. I Bitcoin altro non sono che un atto di fede pagano. Un atto di fede che non è protetto dagli organi dello Stato - polizia, magistratura, esercito - ma è protetto dal nuovo potere globale: la rete. Che poi è un'estrapolazione della finanza. Stanno tentando in diversi modi di mettere fuori legge i Bitcoin, e per molti versi sarebbe anche giusto: ma difficilmente ci riusciranno. Perché la loro forza è la stessa che sta trasformando il mondo del commercio, e il mondo in generale per come lo conosciamo, che porterà alla scomparsa di qualsiasi forma di transazione extra web. I Bitcoin si nutrono della stessa energia con cui è nato, sorto e sviluppato Amazon, o Uber, o qualsiasi altra diavoleria tecnologica che abbia portato la disintermediazione tra i ranghi del consumatore globale.

Messa fuori legge?
L’arma letale potrebbe essere la messa in «fuori legge» da parte di alcuni Stati che temono per il peso della loro moneta, in primis Stati Uniti, Europa e Cina. Ma, a ben vedere, le forze che dominano tali organismi – la Cina è una caso a parte – cioè il potere finanziario, sono le stesse che hanno creato e stanno facendo salire il valore della cripto moneta più famosa e diffusa del mondo. Non solo: qualora fossero banditi, i Bitcoin verrebbero immediatamente sostituiti da una moneta analoga, secondo la classica logica frattale. Come nel caso dei file condivisi, che andavano di moda negli anni ’90, agli albori della rivoluzione social. Napster fu messo fuori legge, accusato perfino di «socialismo», ma subito nacque e-mule, poi i torrent, fino ad arrivare ai giorni odierni dove la condivisione di dati, e prodotti, è l’assoluta normalità. Spesso il Bitcoin è accusato di essere immune dalle regole anti riciclaggio, nonché di fungere da valuta di riferimento per il deep web, laddove si annidano trafficanti di ogni sorta. Ma, in definitiva, se non avesse la copertura del dollaro, e quindi della Federal Reserve, il Bitcoin semplicemente non potrebbe esistere. Questi aspetti deleteri, per altro, sono trasversali a ogni tipo di moneta «forte».

Crollo o non crollo?
Dopo aver toccato il massimo storico a quota 11.800 dollari molti si domandano se prima o poi vi sarà un crollo. In questo momento il Bitcoin sta tentando una disperata corsa verso la sua salvezza: diventare così grande, e politicamente pesante, da rappresentare un problema per l’economia globale in caso di crollo. Ce la farà? La bolla della new economy dei primi anni Novanta dimostra che una correzione pesante è certa, ma altrettanto è la sopravvivenza successiva. Ma a quale quota ci sarà la correzione? La diffusione dei Bitcoin, come sostengono gli esperti, è limitata e al momento rappresenta più un problema culturale che economico. In fondo la loro è una vita esclusivamente virtuale e futuribile, che anticipa un futuro certo, ma non ancora a portata di mano. Il Nasdaq, il cuore della finanza speculativa globale, ha annunciato che offrirà entro la metà del 2018 futures sul Bitcoin. Si tratta di derivati sulla quotazione della cripto moneta, ovvero scommesse sull’oscillazione di prezzo che essi avranno. Si tratterebbe del terzo operatore a lanciare un prodotto analogo basato sulla criptovaluta. Questo avviene perché nell’economia-casinò si dà per scontato che il prezzo dei Bitcoin subirà variazioni sostanziose.

Verso il discioglimento degli Stati
Ma dove vogliono andare i Bitcoin? L’idea che la moneta debba essere privata e libera, qualcosa di molto vicino al singolo cittadino, o gruppo d'interesse, che decide di battere valuta autonomamente, è uno degli architravi dell’ideologia neoliberale rilanciata da Von Hayek. Ideologia che ha trovato massimo sviluppo grazie alla cosiddetta rivoluzione tecnologica. Il punto d’arrivo del disegno di Hayek, ma lui era solo uno dei molti, è la cancellazione degli Stati. E, come noto, la moneta è di fatto il simbolo supremo dell’esistenza di un’organizzazione statale. Per molti aspetti i Bitcoin rappresentano l’inevitabile che ci aspetta. Buona parte del mondo occidentale è entusiasta della trasformazioni in corso, che semplicemente rendono gli Stati, la democrazia, e in fondo la partecipazione superflui. Oggi le nazioni sono governate da algoritmi, in base ai quali si conformano le politiche. Non è un caso che il creatore del Bitcoin – che spesso viene rappresentato come una moneta d’oro ma in realtà non è nulla – sia anonimo, e che l’algoritmo che ne decide le sorti sia disconnesso dalla volontà umana. E’ la prospettiva di Kubrik, nel suo «2001 Odissea nello spazio»: l’intelligenza artificiale sta prendendo il sopravvento ovunque. Una condizione che trasformerà radicalmente le nostre vite. Fermare oggi i Bitcoin sarebbe come voler fermare il vento.