16 ottobre 2019
Aggiornato 09:30
Economia

Censis 2017: la ripresa c'è, ma cresce l'Italia della rabbia e della paura

Secondo l'analisi contenuta nel Rapporto 2017 sulla situazione sociale del Paese la paura del declassamento è il nuovo fantasma sociale, ma non è l'unico

Il premier Paolo Gentiloni
Il premier Paolo Gentiloni ANSA

ROMA - La ripresa sembra fare timidamente capolino dal tasso di crescita del Pil, ma il Belpaese non se la passa affatto bene. Secondo l'analisi del Censis contenuta nel Rapporto sulla situazione sociale del Paese, in Italia aumentano paura, rabbia e rancore. Le ragioni sono tante, ma la cosiddetta paura del declassamento è tra le più forti. «La paura del declassamento - spiega il Censis - è il nuovo fantasma sociale. Ed è una componente costitutiva della psicologia dei millennials: l'87,3% di loro pensa che sia molto difficile l'ascesa sociale e il 69,3% che al contrario sia molto facile il capitombolo in basso».

Le paure del popolo italiano
Per cercare di proteggersi da questa possibilità, la tendenza è quella di rimarcare le distanze dagli altri: il 66,2% dei genitori italiani si dice contrario all'eventualità che la propria figlia sposi una persona di religione islamica, il 48,1% una più anziana di vent'anni, il 42,4% una dello stesso sesso, il 41,4% un immigrato, il 27,2% un asiatico, il 26,8% una persona che ha già figli, il 26% una con un livello di istruzione inferiore, il 25,6% una di origine africana, il 14,1% una con una condizione economica più bassa. «E l'immigrazione - aggiunge il Censis - evoca sentimenti negativi nel 59% degli italiani, con valori più alti quando si scende nella scala sociale: il 72% tra le casalinghe, il 71% tra i disoccupati, il 63% tra gli operai».

La ripresa c'è, ma è fragile
«La ripresa c'è, ma non basta» afferma il Censis. La crescita economica è fragile, come si evince dal fatto che gli investimenti pubblici si sono ridotti del 32,5% in termini reali nel 2016 rispetto all'ultimo anno prima della crisi. L'industria, invece, «è uno dei baricentri della ripresa». L'aumento del 2,3% della produzione industriale italiana nel primo semestre del 2017 è il migliore tra i principali paesi europei (Germania e Spagna +2,1%, Regno Unito +1,9%, Francia +1,3%). E cresce al +4,1% nel terzo trimestre dell'anno. Il valore aggiunto per addetto nel manifatturiero è aumentato del 22,1% in sette anni, superando la produttività dei servizi.

La percezione del futuro è negativa
Una buona notizia, che però non è sufficiente per combattere il disagio sociale. «Nella ripresa - avverte il centro studi - persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura. Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore». L'87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, come l'83,5% del ceto medio e anche il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti. La percezione del futuro, evidentemente, è tutt'altro che rosea. E senza fiducia nessun barlume di ripresa può consolidarsi.