5 giugno 2020
Aggiornato 15:30
Fisco

Novembre è il mese delle tasse: 55 mld pronti a riempire le casse dello Stato

Novembre il mese delle tasse: lo rileva la Cgia di Mestre, che ci preannuncia mesi difficili, soprattutto per le imprese

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan
Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ANSA

ROMA - Novembre il mese delle tasse. Lo rileva la Cgia di Mestre che evidenzia come tra gli acconti e le addizionali Irpef, l’Ires, l’Iva, l’Irap e le ritenute di imposta i lavoratori dipendenti, gli autonomi, le imprese e i possessori di altri redditi saranno chiamati a versare all’erario 55 miliardi di euro. «L’imposta più impegnativa da onorare entro la fine del prossimo mese sarà l’acconto Ires in capo alle società di capitali. Queste ultime dovranno versare 14 miliardi di euro. L’Iva dovuta dai lavoratori autonomi e dalle imprese ammonterà a 13 miliardi di euro, mentre i collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, daranno al fisco ritenute per un importo di 10,9 miliardi di euro. L’acconto Irpef darà luogo a un gettito di 7,7 miliardi, l’Irap, invece, costerà alle aziende 6,8 miliardi di euro. Le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l’addizionale regionale Irpef, infine, peseranno in ognuno dei due casi per 1 miliardo di euro», spiega la Cgia.

L'80% delle tasse va allo Stato centrale
«Nonostante le riforme avviate in questi ultimi 25 anni – ricorda il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – l’Italia è ancora a metà del guado. Sebbene non facciamo più parte del club dei paesi unitari, non possiamo neppure considerarci un paese federale. Se sul fronte fiscale ancora adesso l’80% circa del gettito tributario finisce nelle casse dello Stato centrale, gran parte della spesa, depurata dagli interessi sul debito pubblico e dalla previdenza, viene invece gestita a livello locale. Il 53%, infatti, è in capo a regioni, province e comuni. In altre parole, la quasi totalità delle nostre tasse finisce a Roma, ma oltre la metà delle uscite è gestita da governatori e sindaci».

Brutto colpo per le imprese
Il conteggio quest'anno suona ancor più amaro per le imprese: il rinvio della prospettata Iri infatti (imposta unica con aliquota probabilmente al 24%, sia per il reddito d'impresa Ires che per quello Irpef, così come per quello da lavoro autonomo) "sfila alle imprese 2 miliardi di beneficio dell'imposta sul reddito imprenditoriale, la cui entrata in vigore viene rinviata all'anno prossimo", come ha avuto modo di lamentare detto il presidente della Cna, Daniele Vaccarino.

Ires, l'imposta più odiata
L'imposta più "impegnativa" da onorare entro la fine del prossimo mese sarà l'acconto Ires in capo alle società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative, etc.). Queste ultime dovranno versare 14 miliardi di euro. L'Iva dovuta dai lavoratori autonomi e dalle imprese ammonterà a  13 miliardi di euro, mentre i collaboratori e i  lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, "daranno" al fisco ritenute per un importo di 10,9 miliardi di euro. L'acconto Irpef darà luogo a un gettito di 7,7 miliardi, l'Irap, invece, costerà alle aziende 6,8 miliardi di euro. Le ritenute Irpef dei lavoratori autonomi e l'addizionale regionale Irpef, infine, "peseranno" in ognuno dei due  casi per 1 miliardo di euro. 

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