17 novembre 2019
Aggiornato 16:00
Disoccupazione

Disoccupazione in crescita: sale al 37% tra i giovani

Ancora in aumento il numero dei disoccupati. Ma la situazione non è drammatica come sembra: « nel trimestre marzo-maggio gli occupati sono 65mila in più e i disoccupati 90mila in meno»

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti durante il XVII congresso confederale della Cisl a Roma
Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti durante il XVII congresso confederale della Cisl a Roma ANSA

Avevamo cantato vittoria troppo presto. La disoccupazione è di nuovo in netta crescita, tant’è vero che l’Italia si merita la maglia nera se rapportata a tutto il resto dell’Europa. A confermarlo sono i più recenti dati ISTAT che evidenziano un arresto dell’occupazione per far nuovamente spazio alla nostra cara vecchia crisi economica. Già dal mese di maggio si è registrato un calo (0,2%) delle persone che avevano un impiego. Tradotto in soldoni significa che le possibilità di lavoro si sono ridotte di circa 51mila unità. A salire è invece la disoccupazione che arriva all’11,3% tra le persone che hanno sempre lavorato e al 37% tra i giovani. La conseguenza di tutto ciò è che ci sono ancora molte – troppe - persone che sono ancora alla ricerca di un lavoro. Se si fa un confronto con il mese di aprile, non si può non notare la gravità della situazione: solo nel mese di maggio è stata registrata una crescita dei disoccupati di oltre 44mila persone.

Bisogna davvero preoccuparsi?
«Dopo il forte aumento registrato ad aprile, la diminuzione degli occupati registrata a maggio non muta le tendenze di medio-lungo periodo dell’occupazione che continuano ad evidenziare, sia su base trimestrale che su base annuale, la crescita degli occupati e la diminuzione dei disoccupati. In particolare, nel trimestre marzo-maggio gli occupati sono 65mila in più e i disoccupati 90mila in meno», ha dichiarato il ministro del lavoro Giuliano Poletti ad Ansa, il quale non pare essere particolarmente preoccupato per la situazione.

Ripresa troppo debole
Quello a cui stiamo assistendo è il chiaro segnale «che la ripresa è ancora debole e tutta da consolidare. Dopo l’improvvisa impennata a maggio delle richieste di cassa integrazione, desta preoccupazione la 'frenatina' dei dati sull’occupazione», spiegano Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil e Gigi Petteni, segretario confederale della Cisl.

In fondo non c’è nessuna novità
D’altro canto secondo Tania Scacchetti, segretario confederale della Cgil, sarebbe ora di cominciare a fare qualcosa affinché la situazione cambi (in meglio). «I dati, purtroppo, non sono una novità, confermano ciò che sosteniamo da tempo: il mercato del lavoro è stagnante. Essere ottimisti a tutti i costi non serve, meglio affrontare i nodi e le mancanze delle scelte politiche degli ultimi anni: occorre cambiare le politiche adottate sinora».

Ma qualche dato positivo c’è
Il trimestre marzo-maggio ha comunque evidenziato una crescita degli occupanti rispetto all’anno precedente. Nel 2017, infatti, il numero di occupati è stato superiore di ben 141mila. In particolare sembrano essere in aumento i dipendenti – di cui 114mila permanenti – e in calo gli autonomi (-172mila). In sostanza quest’anno ci sono meno disoccupati (-55mila) e inattivi. La situazione non è delle migliori, ma non possiamo lamentarci.