20 novembre 2019
Aggiornato 02:30
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Petrolio, vola sopra i 50 dollari. Ma gli analisti sono (molto) cauti

E' in corso una vigorosa inversione di rotta sull'andamento del prezzo del greggio e le stime sono state riviste ulteriormente al rialzo. Tuttavia gli analisti sono diffidenti, perché non cambiano i fondamentali economici e il sistema così com'è non è sostenibile

ROMA - Il barile di petrolio si riaffaccia sopra quota 50 dollari per la prima volta da 7 mesi a questa parte. Una nuova conferma del possibile superamento della fase di eccesso di offerta del mercato, che nei passati due anni ha provocato un progressivo collasso delle quotazioni.

Inversione di rotta
Negli ultimi mesi una molteplicità di fattori hanno contribuito a invertire la rotta, di recente crescenti problemi produttivi in diversi Paesi, legati peraltro ad una molteplicità di cause, come in Canada a seguito di una ondata di incendi on in Nigeria per il persistente conflitto locale. Ora poi inizia a farsi sentire l'avvicinarsi del picco stagionale di domanda legato agli spostamenti estivi, la «driving season». E così l'oro nero è complessivamente aumentato di circa l'80 per cento rispetto ai minimi segnati a inizio anno, sotto i 30 dollari.

Le stime sono riviste al rialzo
Nel pomeriggio il Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord aumenta di 41 cents rispetto al fixing di ieri, a 50,11 dollari dopo un picco a 50,26. Il West Texas Intermediate è salito fino a 49,97 dollari. Dai centri studi di istituzioni finanziarie private e internazionli si sono moltiplicate le revisioni sulle stime, stavolta al rialzo. Sia l'Opec, il cartello degli Stati esportatori, che l'Aie, l'Agenzia internazionale per l'energia che fa capo ai Paesi consumatori, condividono l'opinione di un mercato che sta tornando in situazione di deficit di offerta, seppure lieve.

Gli analisti sono cauti
Altri, con più cautela, come Goldman Sachs, ritengono che il quadro dei fondamentali globali sia così composito da non essere valutabile dagli investitori, e che per questo i prezzi sono determinati maggiormente da fattori certi, come l'andamento delle scorte. Scorte che pochi mesi fa erano quasi arrivate alla saturazione, salvo poi moderarsi. Ma c'è anche chi inizia a sollevare scetticismi sulla tenuta dei prezzi attuali. Se il barile dovesse consolidare il rialzo a 50 dollari, alcuni produttori potrebbero decidere di riaumentare l'offerta, creando le premesse per nuovi scivoloni.

Non cambiano i fondamentali economici
In particolare potrebbero rientrare in gioco i gruppi nord americani attivi su nuove forme di esportazioni, segnala il Financial Times, entrate in crisi con la caduta dei prezzi. Peraltro il fatto che il rally dei prezzi, questo spettacolare più 80 per cento, si sia verificato "in assenza di cambiamenti proporzionalmente analoghi sugli indicatori macroeconomici, suggerisce che alla base dei rialzi possano esservi soprattutto operazioni speculative", rileva Bernard Aw, analista sul settore energetico per Ig markets. «E questo potrebbe risultare non sostenibile».

(Fonte Askanews)