19 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Lo stop alle esportazioni era stato deciso nel 1973

Washington elimina il bando all'export di petrolio

Una mossa storica, che riflette i cambiamenti economici e politici determinati dall'enorme crescita della produzione petrolifera negli Stati Uniti (quasi +90% dall'agosto 2008) che rende obsoleto un divieto che era stato introdotto nel 1973 per cercare di favorire l'indipendenza energetica del Paese.

NEW YORK - Con un'intesa che sembrava impensabile solo pochi mesi fa, i leader del Congresso statunitense hanno deciso di rimuovere il divieto di esportazione del petrolio, in vigore da oltre 40 anni. Una mossa storica, che riflette i cambiamenti economici e politici determinati dall'enorme crescita della produzione petrolifera negli Stati Uniti (quasi +90% dall'agosto 2008) che rende obsoleto un divieto che era stato introdotto nel 1973 per cercare di favorire l'indipendenza energetica del Paese.

L'intesa dovrà essere votata da Camera e Senato
Ieri sera, l'accordo è stato annunciato dai leader del partito repubblicano, nel quadro del dibattito sul piano di bilancio, ma non è stato confermato dai democratici. L'intesa dovrà essere votata da Camera e Senato, a maggioranza repubblicana, e poi firmato dal presidente Barack Obama.
L'accordo, oltre alla rimozione del divieto, come voluto dai repubblicani e dall'industria petrolifera, prevede anche nuovi incentivi per le energie pulite, soprattutto solare ed eolico, su impulso democratico; sarà inoltre rifinanziato, per tre anni, il fondo del Congresso per la difesa dell'ambiente ed è stata esclusa l'assunzione di misure che possano bloccare le iniziative in difesa dell'ambiente dell'amministrazione Obama, secondo quanto riferito da una fonte del partito repubblicano al Wall Street Journal.

Vittoria dell'industria petrolifera USA
L'intesa rappresenta una grande vittoria per l'industria petrolifera statunitense, che arriva a pochi giorni dagli accordi di Parigi sulla salvaguardia dell'ambiente. Più di una dozzina di compagnie petrolifere hanno fatto pressioni sul Congresso per quasi due anni, affermando che la rimozione del divieto di esportazione eliminerebbe le distorsioni del mercato, stimolerebbe l'economia e rafforzerebbe la sicurezza nazionale.
La decisione non piace alle raffinerie, che temono ripercussioni negative sui loro affari, visto che le compagnie potrebbero decidere di esportare il petrolio non raffinato (con ripercussioni anche sui consumatori): non sono infatti in vigore limiti alle esportazioni di petrolio già raffinato, che sono più che raddoppiate dal 2007.

Accordo bipartisan
C'è voluto il drastico calo del prezzo del petrolio per catapultare il tema delle esportazioni di petrolio in cima all'agenda repubblicana e per spingere i conservatori a un accordo bipartisan, con stimoli all'energia rinnovabile, che a Washington mancava da anni, su energia e ambiente. Il prezzo del petrolio, ai minimi dal 2009, potrebbe però ridurre l'impatto nel breve periodo della rimozione del divieto di esportazione, perché il mercato mondiale è saturo e le compagnie statunitensi hanno già rallentato il ritmo delle trivellazioni.