23 ottobre 2019
Aggiornato 04:30
Negoziato politico difficile, per gli Usa arriva Kerry

Conferenza sul clima, cosa è successo oggi (7/12/2015)

Il richiamo alla storicità di un momento, da considerare fondamentale per il futuro stesso della concezione di società umana così come finora la si è concepita, ed alla responsabilità sulle scelte da compiere, è arrivato forte sin dalle prime battute.

PARIGI - Negoziato politico al via a Le Bourget per trovare un accordo, il più vincolante possibile, sull'obiettivo considerato minimo per la salvaguardia del pianeta dagli effetti dei cambiamenti climatici, cioè un incremento a fine secolo non superiore ai 2 gradi centigradi.
Il richiamo alla storicità di un momento, da considerare fondamentale per il futuro stesso della concezione di società umana così come finora la si è concepita, ed alla responsabilità sulle scelte da compiere, è arrivato forte sin dalle prime battute. Dal segretario generale Onu Ban ki moon, ancora una volta con i toni probabilmente corretti dell'ultima chiamata prima dell'apocalisse, ma soprattutto dal presidente della conferenza mondiale sul clima, la COP21, il ministro degli esteri francese Laurent Fabius. Che non ha fatto sconti a nessuno, ricordando a tutti i quasi 200 rappresentanti dei paesi firmatari della convenzione Onu sui cambiamenti climatici come ci sia un accordo da raggiungere entro fine settimana, universale e decisivo. Nessuna distrazione dunque, tutti al lavoro, grandi e piccoli, perchè Fabius vuole avere una bozza a disposizione già tra mercoledì e giovedì, con venerdì come ultimo giorno utile per limare poco o possibilmente niente.

NEGOZIATO E POSIZIONI - Le posizioni in campo restano però quelle della prima settimana: buona volontà sì, distinguo anche. Europa compatta da sempre, come ha ribadito il ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti al termine del primo briefing comunitario: nel testo dell'accordo nessuno sconto sulla presenza del riferimento specifico a quell'«almeno 2 gradi» considerato pietra miliare di ogni successivo ragionamento, grazie alle tecnologie a venire, per scendere ancora, al grado e mezzo o forse meno.

USA, ARRIVA KERRY - Gli Usa, la cui mediazione punta ineludibilmente a far permanere, nell'era della decarbonizzazione quale nuovo must etico dell'umanità, un qualsiasi percorso che includa comunque ancora il fossile, si affidano giá da stasera al lavoro del segretario di Stato, John Kerry, arrivato a Parigi, per gli ultimi e intensi giorni di negoziazioni al vertice sul clima.
Le autorità federali Usa sono «cautamente ottimiste» sulla possibilità che i colloqui, che finiranno venerdì, portino a un accordo ambizioso per combattere il cambiamento climatico. In alcuni settori in discussione, però, le posizioni restano distanti, soprattutto sugli aspetti finanziari. «Vogliamo un accordo ambizioso», ha commentato un funzionario statunitense, prima che Kerry lasciasse Washington. Dopo l'arrivo all'aeroporto Le Bourget, subito in programma un incontro privato tra Kerry e la sua controparte, Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese.
La Cina mostra invece segnali di disponibilità: gli allarmi rossi, lo smog, le città inquinate, l'aria irrespirabile, sono diventati d'altronde per la dirigenza cinese una spada di damocle sullo stesso consesso, e consenso, interno. A latere delle plenarie, intanto, nei gruppi di lavoro affidati da Fabius ad un vero e proprio dream team di ministri di mezzo mondo, provano a scalare le vette di un accordo condiviso gli Sherpa delle diverse delegazioni. Da fissare, nero su bianco, e per giovedì, ci sono i temi del trasferimento tecnologico, il loro finanziamento dai paesi piú sviluppati agli emergenti, la quantitá del cosiddetto fondo green. Ma soprattutto la qualità dei controlli di verifica negli anni a venire e la governance del processo intero.

FRONTE ITALIA - Sul fronte italiano, domani il ministro Galletti è atteso dall'intervento in plenaria. «Si è entrati ormai nella fase del negoziato, è chiaro che è un negoziato molto difficile - ha confermato Galletti al termine del meeting dei ministri europei -. Sono 193 Paesi che si devono mettere d'accordo per approvare un testo definitivo che io credo, l'Italia crede, l'Europa crede, deve essere il più ambizioso e vincolante possibile. L'esito finale dipenderà dalla capacità di mediazione di ognuno di noi di trovare un punto di equilibrio che soddisfi tutti. L'impegno dell'Italia va in questo senso».
Atteso intanto domani a Le Bourget anche l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi. Importante, se non determinante, il contributo diretto che i grandi gruppi mondiali stanno dando alla causa dei 2 gradi della COP di Parigi: si susseguono infatti gli annunci di decarbonizzazione in corso da parte delle major, e di chi sposa senza mezzi termini la scelta di una economia mossa solo dalle rinnovabili.
Solo proclami? All'accordo, o al non accordo, che uscirà dalla COP l'ardua sentenza su come resisterà l'umanità su un pianeta bistrattato che vuole sempre più riprendersi quanto gli é stato finora tolto.