26 gennaio 2020
Aggiornato 18:00
Petrolchimico

Shell abbandona la ricerca di petrolio nell'Artico

Il gruppo angolo-olandese ha spiegato di aver trovato quantitativi di idrocarburi insufficienti a giustificare un investimento estrattivo. Esulta Greenpeace

WASHINGTON - Shell ha annunciato di voler abbandonare l'esplorazione della regione Artica alla ricerca di petrolio, spiegando di aver trovato quantitativi di idrocarburi insufficienti a giustificare un investimento estrattivo. Il gruppo ha spiegato che il pozzo Burger J, scavato 240 chilometri circa al largo delle coste di Barrow, verrà sigillato ed abbandonato.

A metà agosto la compagnia anglo olandese aveva ricevuto il via libera definitivo da parte delle autorità Usa alle operazioni esplorative nel mare di Chukchi, di fronte alle coste dell'Alaska. Negli ultimi dieci anni, la società ha speso circa 7 miliardi di dollari per acquisire licenze di esplorazione nell'Artico.

Greenpeace International, che aveva lanciato una campagna in opposizione alla ricerca di greggio nell'offshore artico considerandolo un pericolo per l'intero Pianeta, ha accolto con favore la notizia: «Oggi è un gran giorno per l'Artico. Questa è un'enorme vittoria per milioni di persone che si sono opposte ai piani di Shell, e nello stesso momento è un disastro per le altre compagnie petrolifere che hanno interessi in quella regione», ha commentato il direttore esecutivo, Kumi Naidoo. «Shell ha scommesso pesantemente sulle trivellazioni nell’Artico e oggi - ha sottolineato - ha rimediato una sonora sconfitta, sia in termini di costi che di reputazione pubblica. Quello del colosso petrolifero anglo-olandese era diventato il progetto petrolifero più controverso al mondo: ora Shell torna a casa a mani vuote».