22 gennaio 2021
Aggiornato 07:00
Le vie del gas

Snam in Tap? «Novità a dicembre»

L'amministratore delegato Carlo Malacarne ha annunciato che entro fine anno sapremo se la sua società entrerà o meno a far parte del consorzio per la costruzione del gasdotto Trans adriatic pipeline

ROMA – L'amministratore delegato di Snam Carlo Malacarne ha annunciato che entro fine anno sapremo se la sua società entrerà o meno a far parte del consorzio per la costruzione del gasdotto Trans adriatic pipeline (Tap), mentre non ha commentato le indiscrezioni che davano Snam interessata alla società energetica greca Dasfe.

DECIDERA' SOCAR? - Intervenendo a margine del workshop Ambrosetti Malacarna ha detto: «Sulla tempistica dipende dall'uscita di alcuni soci attuali - ha detto, riferendosi a Statoil (che non ha mai confermato l'indiscrezione diffusa da fonti azere, ndr) e BP che potrebbero cedere le loro quote nel progetto - Credo che se ne saprà qualcosa di più entro la fine dell'anno, entro dicembre ci sarà qualche novità in merito». In merito all'ipotesi che anche la malesiana Petronas sia interessata, il manager ha risposto: «Mi auguro che il consorzio dia la priorità a chi potrebbe essere operativo nella gestione del consorzio». A tal proposito è utile ricordare come la compagnia di stato azera, che ha il 20 per cento di quote Tap, ha auspicato che nel caso venissero messe sul mercato quote di Tap Ag sarebbe opportuno che queste non finiscano in mano ad un'unica società. Comunque Malacarne ha aggiunto: «Tap sta proseguendo come nei progetti. Ci sono le autorizzazioni e sono partiti gli investimenti. E' un progetto molto interessante anche perché la stessa Socar è interessata ad essere presente in Europa e ci tengono molto, e questo è di buon auspicio perché il progetto si realizzi. E in Italia noi saremo la controparte naturale di Socar».

SCOPERTA ENI IN EGITTO IMPORTANTE PER ITALIA - Quindi il numero uno di Snam ha commentato la scoperta del grande giacimento di gas in Egitto fatta da Eni, fattore che andrà ad aumentare l'importanza dell'Italia quale corridoio sud verso l'Europa. «La possibilità di avere fonti di gas nell'area del Mediterraneo è positiva – ha detto - E' una scoperta che nel medio-lungo periodo è destinata ad aumentare l'importanza dell'Italia quale corridoio Sud verso l'Europa». Secondo Malacarne «una grossa parte del gas che arriverà dall'Egitto servirà per i consumi interni, ma vista l'elevata quantità del giacimento ci sarà anche la possibilità di portarlo altrove, sia attraverso la Tap quando sarà ultimata, che eventualmente sotto forma di gas liquido grazie a un nuovo rigassificatore».

RIGASSIFICATORE DI PORTO EMPEDOCLE TORNA STRATEGICO - La scoperta del maxi giacimento egiziano, secondo l'Ad di Snam, puoi infatti accelerare le procedure per la costruzione di un nuovo rigassificatore in Italia: «C'è spazio nel medio/lungo periodo per un nuovo rigassificatore - ha spiegato - e mi sembra che quello siciliano (di Porto Empedocle, ndr) sia più avanti degli altri come autorizzazioni».

NEL 2015 +5% CONSUMI DI GAS - Infine l'ad di Snam ha pronosticato un'impennata del + 5 per cento nei consumi di gas per il 2015, dopo il crollo del 2014. Lo scorso anno infatti come segnalato dal rapporto al Parlamento dell'Autorità per l'Energia, le importazioni di metano si sono ridotte del 10 per cento, scendendo a poco meno di 56 miliardi di mc, dai circa 62 del 2013. In calo del 7,6 per cento anche la produzione nazionale (circa 7 miliardi di mc in totale, l'11,5% del fabbisogno). Malacarne ha previsto: «L'anno scorso eravamo sui 66-67 miliardi di metri cubi, quest'anno saremo intorno ai 70-71. Lo scorso anno sono stati bassissimi, per cui non ci sono grossi aumenti, siamo più o meno in una condizione di stabilità. Con il caldo di questa estate però sono ripartite le centrali termoelettriche, evidenziando l'importanza del gas in un contesto in cui le energie alternative sono importanti ma non sono sufficienti, e questo fa ben sperare che il gas giochi un ruolo fondamentale». Intanto è notizia dei giorni scorsi che le importazioni di gas algerino (il nostro secondo fornitore della materia prima) hanno visto un calo del 60 per cento nel 2014.