14 giugno 2021
Aggiornato 05:30
Il Wall Street Journal non ha dubbi

I prossimi a svalutare le loro monete? Arabia e Hong Kong

E' la scommessa degli investitori dopo le mosse di Cina e Kazakistan. Da 32 anni il dollaro di Hong Kong è agganciato a quello americano.

NEW YORK (askanews) - Dopo la svalutazione dello yuan decisa l'11 agosto scorso dalla Cina, sempre più investitori scommettono sul fatto che altre nazioni optino per sganciare o rivedere il loro tasso di cambio contro il dollaro.

Dopo il Vietnam potrebbe essere la volta di Hong Kong
La banca centrale del Vietnam lo ha già fatto il 19 agosto scorso, svalutando il dong dell'1% contro il dollaro (il terzo aggiustamento dell'anno in corso). L'istituto centrale del Kazakistan ha poi agito il 20 agosto lasciando il tasso di cambio libero di fluttuare (la mossa ha provocato una flessione del 25% della sua valuta, il tenge, in quella seduta). I fari sono ora puntati su Hong Kong e Arabia Saudita. Là le rispettive valute sono tenute all'interno di uno specifico trading range per garantire un certo grado di stabilità all'economia interna ma da là sono attese svalutazioni.

Da 32 anni il dollaro di Hong Kong è agganciato a quello americano
Come spiegato al Wall Street Journal, gli investitori «cercano di capire chi è il prossimo», ha detto Cynthia Wong, a capo del reddito fisso dei mercati emergenti asiatici per Société Générale. Per Hammarlund, economista alla banca svedese SEB, aggiunge: «Dopo la mossa del Kazakistan, abbiamo visto un aumento dell'attività di trading sul nostro desk delle opzioni con gli hedge fund che scommettono sulle svalutazioni di Arabia Saudita e Hong Kong». Nel territorio autonomo della Cina è da 32 anni che il dollaro di Hong Kong è agganciato al dollaro americano. La Hong Kong Monetary Authority (HKMA) controlla da vicino il cambio ed è chiamata a intervenire se il biglietto verde si avvicina a comprare 7,75 o 7,85 dollari di Hong Kong.

Il governo rassicura gli investitori
Dal canto suo la banca centrale saudita ha fissato il tasso di cambio del suo riyal contro il dollaro nel 1986. Ma visto lo scivolone del petrolio, gli analisti credono che il cosiddetto «peg» sia vulnerabile. Per questo il focus è sul mercato delle opzioni, da cui si presume una forte volatilità delle due valute con conseguente indebolimento nei prossimi 12 mesi. Basti un esempio: il costo per proteggersi contro un cambiamento del cambio del dollaro di Hong Kong contro quello statunitense si trova ai massimi di oltre un decennio. Un portavoce della HKMA tranquillizza. Come riferito dal Wsj, «il tasso di cambio e i tassi di interesse sono rimasti costanti» e «non ci sono segnali di influssi o deflussi di capitale significativi». Lo stesso portavoce ha dichiarato che il governo dell'ex colonia britannica «è pienamente impegnato a proteggere il suo peg».