24 luglio 2021
Aggiornato 15:30
L'indice principale è precipato del 6%

Il Martedì nero di Pechino. Nuovo crollo della borsa di Shanghai

La banca centrale cinese temeva il peggio e aveva iniettato sul mercato la maggior liquidità giornaliera degli ultimi 19 mesi. Una seduta debole già dall'avvio degli scambi, ma è nell'ultima parte che il flusso di vendite si è fatto molto consistente.

PECHINO (askanews) - Un martedì da incubo alla borsa di Shanghai. L'indice principale chiude le contrattazioni con un crollo del 6,02% precipitando a 3.753 punti.

L'indice principale crolla del 6%
Una seduta debole già dall'avvio degli scambi, ma è nell'ultima parte che il flusso di vendite si è fatto molto consistente. Secondo alcuni broker la pesante flessione è stata determinata dalle prese di beneficio. Il listino cinese infatti ieri aveva toccato i massimi delle ultime tre settimane. Ma tra gli investitori serpeggia anche il timore che le autorità di Pechino non siano convinte di procedere con nuovi stimoli all'economia e al mercato finanziario. Il settore immobiliare infatti mostra qualche segnale di ripresa. Anche a luglio il prezzo delle nuove case nelle principali 35 città è aumentato su base mensile con un +0,9%. Tornando al listino, le vendite diffuse hanno penalizzato tutti i settori ma in particolare il minerario e il siderurgico. Tenuta per il settore bancario con Bank of China, che è riuscita a limitare la flessione a un -1,15%.

La banca centrale cinese temeva il peggio
La seduta odierna a Shangai non era iniziata bene, con perdite diffuse sulle azioni delle società pubbliche. Ma alle 2 di pomeriggio, ha raccontato al Wall Street Journal Steve Wang, direttore della ricerca al gruppo Reorient, «i listini sono tornati a calare a un ritmo molto accelerato. E la gente si è chiesta perchè il governo non fosse ancora entrato sul mercato» in un momento nel quale di solito lo avrebbe fatto. Un indiretto indicatore della preoccupazione del governo cinese, comunque, è venuto dalla banca centrale, che nella prima parte della giornata aveva iniettato sul mercato la maggior quantità di liquidità su base giornaliera da quasi 19 mesi, con un'operazione pronti contro termine da 120 miliardi di Yuan, pari a circa 16,9 miliardi di euro.

Si indeboliscono le monete asiatiche
Le onde concentriche della crisi cinese stanno trasmettendosi anche al mercato valutario e alle materie prime. Anche se lo Yuan, nel punto di riferimento centrale fissato dalla banca centrale, oggi si è mostrato pressochè stabile dopo la svalutazione del 2% registrata la scorsa settimana, a quota 6,3966 per dollaro, altre valute dell'area Asia Pacifico si sono indebolite. E' il caso del dollaro australiano, che ha evidenziato un calo dello 0,2% a 0,7350 dollari, anche se l'istituto centrale di Sydney vede di buon occhio tale indebolimento per rendere più competitive le esportazioni di materie prime. In calo anche il bath Thailandese, anch'esso dello 0,2% a quota 35,55 contro dollaro mentre la rupia indinesiana ha lasciato sul terreno lo 0,4% a 13,840 contro dollaro. Durante le contrattazioni asiatiche il petrolio, nella sua qualità Brent, ha perso lo 0,6% a 48,45 dollari al barile con una perdita che su base mensile ha toccato il 6%.