22 gennaio 2022
Aggiornato 05:30
Finanza & Mercati

Crolla la borsa di Shanghai: timori per l'economia cinese

Per trovare un tonfo di quasi l'8,50% in una sola seduta bisogna tornare al febbraio del 2007. Continuano a salire i prestiti agli investitori, oltre 205 miliardi.

SHANGHAI (askanews) - Crollo record per la borsa di Shanghai. Per trovare un tonfo di quasi l'8,50% in una sola seduta bisogna tornare al febbraio del 2007. Dopo alcune settimane di calma con un vistoso recupero dei corsi azionari, la borsa cinese torna a spaventare gli investitori. L'indice di Shanghai ha perso oltre 300 punti a 3.725, ben distante dai 5.500 del picco di metà giugno, quando è esplosa la bolla che ha generato una brusca correzione del 30% in due settimane.
Secondo alcuni analisti lo scivolone odierno ha una duplice lettura. Da un lato massicce prese di beneficio per monetizzare il recupero di circa il 18% in tre settimane grazie alle misure delle autorità di Pechino. Dall'altro dati economici non positivi come la flessione degli utili delle grandi imprese a giugno e la risalita dell'inflazione che renderà problematica la politica monetaria espansiva. Ma soprattutto inizia a serpeggiare il timore che le istituzioni stiano pensando a tagliare il supporto al mercato azionario.
Inoltre si fanno strada interrogativi sull'efficacia delle misure varate per sostenere il mercato, dalla abbondante liquidità ai divieti di vendita delle azioni imposti ai grandi broker. Anche il limite del 10% per i ribassi azionari è servito a poco. Oltre 1.500 titoli sono stati sospesi dalle contrattazioni tra Shanghai e Shenzhen.

Continuano a salire i prestiti agli investitori
La borsa cinese deve fare i conti con la montagna di prestiti erogati per acquistare azioni e strumenti finanziari ad alto rischio. I dati pubblicati sul sito della China Securities Finance mostrano che anche a giugno il flusso dei prestiti è aumentato. China Securities Finance (CSF) è l'unica istituzione che fornisce prestiti a «qualificate compagnie finanziarie che operano sui mercati dei capitali» come si legge sul sito della società controllata dalla borsa di Shanghai, dalla borsa di Shenzhen, da China Securities Desository, Shanghai Future Exchange, China Financial Future. CSF è il bazooka delle autorità per arginare il crollo del mercato azionario.
CSF eroga prestiti a 81 operatori e a giugno l'ammontare complessivo ha superato quota 205 miliardi di euro rispetto ai 198 miliardi di maggio. Il mese scorso tuttavia ha evidenziato un rallentamento della crescita dei prestiti ai broker. A giugno l'equivalente di 52 miliardi di euro rispetto agli oltre 100 miliardi di aprile e agli 86 miliardi di marzo. Un anno fa i prestiti agli operatori da parte di CSF sfioravano in totale i 100 miliardi di euro. Più che raddoppiati in un anno ma sono comunque poco più del 20% dei prestiti totali in Cina per investire sui mercati azionari. Secondo alcune stime oltre 500 miliardi di euro sono l'esposizione dei piccoli risparmiatori che hanno alimentato la corsa folle della borsa cinese tra maggio dell'anno scorso e metà giugno con un rialzo superiore al 150%.
Per aggirare vincoli e restrizioni nell'ultimo anno c'è stato il boom degli operatori che prestano soldi online promettendo tassi di rendimento molto elevati per gli investimenti finanziari. China Rapid Financing è tra i principali nel nuovo mercato e tra febbraio e aprile ha concesso oltre 1,1 milioni di nuovi prestiti. Eppure l'agenzia di rating cinese Dagong Credit Data già a gennaio aveva pubblicato la «blacklist» degli operatori finanziari online. Oltre 250 piattaforme su 1.055 analizzate. L'equivalente della Consob cinese è intervenuta però solo a fine giugno per imporre divieti a decine di operatori online.