22 luglio 2019
Aggiornato 02:00
Exxon sapeva dal 1981

I petrolieri parlano di cambiamento climatico dal 1977

L'impatto delle attività umane sui cambiamenti climatici era noto alle grandi compagnie petrolifere mondiali già da 38 anni, una decina di anni prima che della questione si cominciasse a parlare pubblicamente. Le prove sono state raccolte dall'Ong statunitense Union of Concerned Scientists (Ucs), che le ha pubblicate nel dossier «The Climate deception»

WASHINGTON – L'impatto delle attività umane sui cambiamenti climatici era noto alle grandi compagnie petrolifere mondiali già dal 1977, una decina di anni prima che della questione si cominciasse a parlare pubblicamente. Le prove sono state raccolte dall'Ong statunitense Union of Concerned Scientists (Ucs), che le ha pubblicate nel dossier «The Climate deception» (La mistificazione della realtà sul clima, ndr). La Ucs ha denunciato che rappresentanti della British petroleum, Chevron, ConocoPhillips, ExxonMobil, Peabody Energy, e Shell parteciparono a decine di audizioni del Congresso statunitense in cui veniva discusso il contributo delle emissioni di carbonio sull'effetto serra e altri dibattitit scientifici che riguardavano il clima.

TRA LOBBYING E DISINFORMAZIONE - Secondo la Ong, le industrie petrolifere decisero di ignorare il fatto che le loro attività erano alla base dei cambiamenti climatici e contrattaccarono finanziando studi scientifici che minimizzassero i rischi del surriscaldamento globale o seminassero dubbi sul collegamento fra fonti fossili e innalzamento delle temperature. Inoltre i petrolieri hanno fatto pressioni sulla politica americana perché non venissero sanzionate per i danni arrecati al Pianeta. Per la Ucs dopo il 1988, anno in cui il Climate change divenne di dominio pubblico e incominciarono ad uscire articoli sull'argomento e sopratutto dopo il 1995, anno in cui la Mobil scrisse in un documento interno che l'uso dei combustibili fossili sta causando il cambiamento climatico e che la letteratura scientifica in merito «è solida e non può essere smentita», i petrolieri ricorsero anche a pratiche illegali per negare l'evidenza.

EXXON SAPEVA DAL 1981 - ExxonMobil in particolare, come ha riportato il quotidiano britannico The Guardian, pur conoscendo gli effetti dei gas serra sull'ambiente dal 1981 ha speso centinaia di milioni, nei 27 anni successivi, per promuovere la campagna «negazionista». Il quotidiano ha pubblicato una mail scritta da Lenny Bernstein, un esperto del clima che ha lavorato per il gruppo petrolifero per 30 anni, nella quale vengono espresse gravi preoccupazioni sulle alte concentrazioni di anidride carbonica. Nella lettera si legge: «Exxon ha cominciato ad occuparsi di cambiamenti climatici nel 1981 perché stava tentando di sviluppare i giacimenti di gas Natuna in Indonesia. Questa è una riserva immensa di gas naturali, composti però al 70% da CO2», vale a dire biossido di carbonio, la causa principale dell'innalzamento delle temperature. La compagnia prese in considerazione il rischio di riscaldamento globale, tanto da inserirlo nei suoi calcoli economici per lo sviluppo del giacimento fino al punto di rinunciarci. La decisione di non sfruttare il giacimento sarebbe infatti stata dovuta non alla preoccupazione per le conseguenze sul clima, ma alla previsione di una «carbon tax» in un futuro più o meno lontano, tale da non rendere conveniente un'operazione commerciale il cui ciclo operativo sarebbe stato compreso fra i cinquanta e i cento anni.