20 maggio 2019
Aggiornato 02:30
Il presidente dell’Inps mette in competizione poveri e poverissimi

Boeri scherza con le pensioni

Susanna Camusso: «Boeri dice una cosa sbagliata. Vuol dire abbassare del 30-35% le pensioni più povere». Giuliano Poletti: «Bisogna agire e discutere con grande misura per evitare di alimentare paure ingiustificate». Renata Polverini ( Forza Italia): «Non ci serve chi coltivi l'ambizione di sostituirsi al legislatore per indicare futuri pensionistici di stampo cinese»

ROMA - In tutto il panorama italiano uno come Boeri ci mancava, oggi ce lo abbiamo.
Boeri è infatti l’ultimo maoista e in effetti il tassello rappresentativo di chi sbandiera ancora il libretto rosso dei «4 della banda di Shangai» era indispensabile a completare il mosaico della babele politica presente nel nostro Paese.

TITO BOERI, L’ULTIMO MAOISTA - Per chi non sappia chi sia Tito Boeri, vale la pena di ricordare che è l’economista il cui successo maggiore è stato quello di ricordare ai lettori di Repubblica il cuore rosso che batte dentro di loro, qualora ogni tanto se lo fossero dimenticati.
Va da se che la sinistra al potere un tipo così non poteva farselo sfuggire. Ed ecco che ha colto al volo l’occasione quando si è trattato di sostituire due commissari straordinari all’Inps, succeduti alla presidenza Mastrapasqua.

IL DUO MASTRAPASQUA-FORNERO - Prima di arrivare a Boeri due parole su Antonio Mastrapasqua sono però indispensabili, visto che  sotto la sua presidenza, e con il contributo della ministra Fornero, si è prodotto quel caso unico al mondo che va sotto il nome di «esodati». Vicenda sulla quale ci sarebbe da scompisciarsi dal ridere se non fosse per il rispetto nei confronti di quelle centinaia di migliaia di italiani incappati nell’incapacità di un presunto «super tecnico» e di un presunto ministro che hanno sbagliato a tal punto  i conti che non si è nemmeno capito chi alla fine ha vinto quella tragica gara di ignoranza.
Mastrapasqua aveva però una giustificazione.
Era stato messo in uno dei posti più delicati del sistema (dal quale dipende la sopravvivenza di individui che non hanno più alcuna arma di difesa perché sono andati in pensione) senza il benché minimo straccio di competenza. A meno di non voler intendere per competenza riscaldare una trentina di poltrone di enti e società pubbliche in difesa degli interessi di non si sa chi.
Una carriera fulminante, quella di Mastrapasqua, all’insegna di una laurea chiacchierata, anche a livello della magistratura, e dell’amicizia, nata fra i banchi del liceo, con il figlio di Gianni Letta, ex duce incontrastato di ogni incarico che galleggiasse sul Tevere.
Bastava pronunciare il nome di Mastrapasqua nei giorni degli «esodati» per vedere spuntare sulle labbra dei politici di sinistra un ghigno di disprezzo, accompagnato da una affermazione perentoria: «Con noi queste cose non succederanno mai più».

ALL’INPS ARRIVA BOERI - Eccoci quindi a Tito Boeri sottratto ai lettori di Repubblica per essere posto sul trono massimo dell’Inps.
Per la verità fin dai primi giorni dell’insediamento del nuovo inquilino del palazzo dell’Eur in molti si erano posti la domanda: «ma se solo Boeri applicasse il cinquanta per cento delle sue ricette targate Mao, che fine farebbe l’Ente nazionale di previdenza?».
Ma la risposta dai soloni della sinistra era pronta a smorzare ogni dubbio: «Non vi preoccupate, sapete bene che fra il dire e il fare ci passa il mare», spiegavano, forti di una esperienza pluridecennale che ammaestra bene su cosa succede quando la sinistra si insedia al potere.
Tutto è andato liscio fino a quando è arrivato il giorno canonico della presentazione alla Camera dei Deputati del rapporto annuale dell’ Inps.
Rapporto annuale? «Mica sono un Mastrapasqua qualsiasi», avrà pensato Tito Boeri. Ed eccolo allora sciorinare, a sorpresa, non una riforma dell’Inps, ma delle pensioni e del destino di milioni di italiani.
Detto volgarmente Boeri, dall’alto della sua presunzione, l’ha fatta fuori dal vaso.

FEDRIGA: ECCO IL SOSTITUTO DI POLETTI - «Non sapevamo che Boeri fosse il nuovo ministro del Lavoro, non sapevamo fosse compito dell'Inps legiferare» , è stato il commento del capogruppo alla Camera della Lega, Massimiliano Fedriga, quando ha capito dove Boeri andava a parare.
Insomma il presidente dell’Inps ha fatto uno sgarro istituzionale non da poco.
Né Boeri può giustificarsi ricordando che qualche volta il fine giustifica i mezzi.
La riforma in cinque punti che ha presentato non è che la fotocopia di quegli interventi di regime dove una casta, invece di stabilire regole chiare e che valgano per tutti, si arroga il diritto di giudicare a suo piacimento i buoni e i cattivi. Boeri non ha ritenuto necessario mettere a disposizione dati e cifre, ma si è ben nascosto dietro definizioni vaghe e fumose come «equità e solidarietà».

LA NOVITÀ? UNA GUERRA FRA POVERI - Tanto per far capire di che cosa stiamo parlando, la riforma presentata dal presidente dell’Inps prevede che all’equità e alla solidarietà contribuiscano i diritti acquisiti mettendo sotto il naso dell’opinione pubblica le cosiddette «pensioni d’oro».
Ma Boeri sa bene che le pensioni veramente «d’oro» rappresentano solo il due per cento dell’intero ammontare e quindi anche volendole falcidiare non si risolverebbe nulla. A meno di non volere considerare «d’oro» anche il grosso dell’ammontare delle pensioni, e cioè quelle che è grasso che cola se arrivano a mille euro.
L’operazione di Tito Boeri mette poi in mostra l’obiettivo politico che persegue, quando la riforma prova a strizzare l’occhio al Movimento 5 Stelle. L’ex editorialista di Repubblica spiega infatti che la sua volontà di mettere in competizione poveri con poverissimi rappresenta comunque «un primo passo verso verso l'introduzione di quella rete di base, e di quel reddito minimo garantito che oggi manca nel nostro Paese».
Insomma Boeri ritiene che il Movimento 5 Stelle dovrebbe essere soddisfatto perché c’è chi pensa di introdurre il reddito minimo garantito togliendo ancora un po’ di ossigeno a chi percepisce dai seicento agli ottocento euro di pensione, cioè la maggior parte dei pensionati italiani.

LA RICETTA CINESE È SERVITA - Su gli evasori, sui grandi patrimoni immobiliari, sulle rendite finanziarie, su gli italiani che ogni anno percepiscono il 60 per cento di quegli ottanta miliardi di interessi che paghiamo per il debito pubblico, da parte di Boeri nemmeno una parola.
Ma è comprensibile, al presidente dell’Inps sta a cuore solo un traguardo, applicare finalmente in Italia una delle massime care ai «4 della banda di Shangai»: «E’ assolutamente vietato creare ricchezza, l’imperativo è, spalmare la povertà».