Per i pm di Savona Tirreno Power ha ucciso 427 persone
Emesso l'avviso di conclusione per le indagini preliminari nei confronti di 86 persone (fra cui dirigenti aziendali, amministratori e funzionari pubblici) nell'ambito dell'inchiesta sulla centrale a carbone di Vado Ligure
SAVONA – La Procura di Savona ha emesso l'avviso di conclusione per le indagini preliminari nei confronti di 86 persone (fra cui dirigenti aziendali, amministratori e funzionari pubblici) nell'ambito dell'inchiesta sulla centrale a carbone di Vado Ligure, Tirreno Power. Secondo l'accusa gli indagati sono responsabili a vario titolo di omicidio colposo per 427 decessi definiti «anomali» e disastro ambientale, con 2mila 586 ricoveri in ospedale per malattie respiratorie e cardiovascolari, perché dall'impianto sarebbero state emesse sostanze nocive che avrebbero potuto essere abbattute con migliorie tecniche.
CON IL CARBONE GUADAGNATO 1 MILIARDO - Secondo i magistrati liguri alcuni esponenti politici «in spregio alle norme a tutela della salute e dell'ambiente» avrebbero procurato «un ingiusto vantaggio patrimoniale a Tirreno Power» che non avrebbe investito per migliorare le emissioni. La centrale termoelettrica era stata sequestrata nel marzo 2014 per non aver rispettato l'Autorizzazione ambientale integrata (Aia). Per i pm Francantonio Granero e Chiara Maria Paolucci i due gruppi a carbone, ai quali erano stati posti i sigilli «provocavano emissioni massicce dei macroinquinanti con un quadro emissivo peggiorativo rispetto a quello conseguito dalla gestione ENEL fin dalla fine degli anni 90, quando erano in esercizio quattro gruppi a carbone». Per la Procura «tra il 2002 e il 2013 i gruppi a carbone hanno contribuito per oltre un miliardo di euro al margine di contribuzione della società», e hanno sottolineato gli inquirenti dal 2006 al 2009 Tirreno Power ha distribuito «dividendi lordi per complessivi 280,407 milioni di euro», mentre nello stesso periodo «la distribuzione effettiva di utili ai soci, risultante da altre indagini, è pari ad almeno 700 milioni di euro».
TIRRENO POWER, RIGOROSO RISPETTO NORME - Tirreno Power, controllata da Gdf-Suez (50%), Sorgenia (39%), Iren (5,5%) e Hera (5,5%) ha replicato con una nota in cui ha sostenuto che «l'impianto ha operato rigorosamente nel rispetto delle norme, avendo ottenuto certificazioni ambientali che lo hanno sottoposto a controlli continui e indipendenti». Per l'azienda sono accusate «decine e decine di persone per molte delle quali non si comprende nemmeno quali possano essere i motivi per addebitare loro un condotta negligente o addirittura intenzionale, così come descritta negli atti. In un territorio con una qualità dell'aria ottima, secondo i dati ufficiali della Regione, in cui il fermo della centrale dopo oltre un anno non ha peraltro prodotto alcuna riduzione degli inquinanti: un fatto oggettivo che contrasta in modo evidente con le tesi del procuratore». Tirreno Power ha concluso dicendo di riporre «piena fiducia nella giustizia» e dicendo di essere pronta a «rispondere e documentare in ogni sede, finalmente dopo mesi di indiscrezioni, l'impegno dell'azienda e delle persone che ci hanno lavorato e ci lavorano, nel pieno rispetto delle leggi e del territorio».