29 marzo 2020
Aggiornato 15:00
La leader della Cgil contro il Def

Camusso: «Renzi fa solo propaganda, l'occupazione non riparte »

Il tasso di disoccupazione nel 2015 è stabile al 12,7%, e probabilmente scenderà sotto l'11% alla fine del 2017. Ma per Susanna Camusso questo non è abbastanza, perché non ci sono investimenti che creano lavoro.

Milano (askanews) - Il tasso di disoccupazione nel 2015 è stabile al 12,7%, e probabilmente scenderà sotto l'11% alla fine del 2017. Significativi gli effetti dell'abolizione dell'Irap e della decontribuzione sul costo del lavoro, il cuneo fiscale si ridurrà in misura sostanziale. Lo comunica una nota del centro di ricerche economiche di Bologna. Sulle misure di sgravio della Legge di Stabilità 2015, Prometeia ha dichiarato che troveranno copertura solo parziale: l'aumento netto di disavanzo nel 2015 sarà di circa 10 miliardi (0,7% del Pil) a fronte dei 6 miliardi indicati. Sul fronte dei prestiti in sofferenza delle banche, il centro di ricerche economiche stima un rallentamento della dinamica delle sofferenze a partire dal 2015 (da 17,8% di fine 2014 a 5,2% nel 2017). Il QE potrebbe liberare liquidità nel sistema bancario per oltre 35 miliardi nel 2015 e oltre 31 miliardi nei primi nove mesi del 2016. Notizie positive, dunque. Ma non rasserenano tutti gli animi.

Il governo fa solo propaganda
Le modalità con cui il governo ha comunicato ieri i dati sulla nuova occupazione ricordano al leader della Cgil, Susanna Camusso, quello che «una volta veniva chiamato l'ufficio stampa propaganda». Ma, ha commentato la sindacalista a margine di un convegno della Filctem-Cgil Lombardia «il nodo continua a rimanere che noi abbiamo tre milioni di disoccupati e gran parte di questi sono di lunga durata. Inoltre non ci sono investimenti che creano lavoro. Mi pare - ha aggiunto - che il vero nodo sia questo, compreso il Def che prevede il mantenimento della disoccupazione al 12,3%».

L'occupazione non riparte
Secondo Camusso la variazione di questi mesi «non scalfisce il dato che abbiamo di una disoccupazione a due cifre. Ci si continua a concentrare sull'idea che a togliere diritti il Paese riparta, invece l'occupazione non riparte». Riferendosi ai 92mila posti di lavoro in più a marzo 2015 rilevati dal ministero del Lavoro, Camusso ha concluso rilevando che «si prendono dei numeri, purtroppo di pochissimo incremento dell'occupazione, per sostenere una tesi politica». A chi le chiedeva se, dunque, sia d'accordo con la critica di Marina Berlusconi, secondo la quale da Renzi arrivano «tante parole ma pochi fatti», Camusso ha replicato: «Il mondo è strano in questa stagione. Però posso rilevare una differenza, che il tema è il lavoro, la creazione di lavoro. Lo dicevamo anche ai tempi in cui suo padre governava».

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