23 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Conviene solo ai redditi bassi

TFR, al via gli anticipi in busta paga

I lavoratori dipendenti interessati a chiedere l’anticipo del Tfr in busta paga possono farlo da venerdì 3 aprile. Lo ricorda la Fondazione studi Consulenti del Lavoro ipotizzando l’applicazione della misura sulla Quir (la quota mensile del Tfr anticipata) per le quote maturate a partire da marzo, anche se la richiesta è stata presentata dopo l’entrata in vigore del decreto.

ROMA (askanews) - E' in vigore da oggi la possibilità per il lavoratore dipendente del settore privato di chiedere il Tfr maturando in busta paga con quote mensili. A fare il punto sulle modalità, in attesa di un chiarimento «indispensabile» da parte dell'Inps, sono i consulenti del lavoro.
La fondazione studi consulenti del lavoro ricorda che la misura è a carattere transitorio e che la sperimentazione ci sarà dal marzo 2015 al giugno 2018. Una decisione importante su cui ragionare con attenzione, fanno notare, perché nel periodo considerato la scelta è «irreversibile e dunque il lavoratore non potrà decidere di revocarla una volta che l'abbia manifestata».

Ora i lavoratori possono fare la loro scelta
Varato il decreto della presidenza del consiglio dei ministri che contiene le modalità attuative e firmato l'accordo tra il ministero dell'Economia, il ministero del Lavoro e l'Abi (per il finanziamento dei datori di lavoro con meno di 50 addetti che non intendano provvedere con risorse proprie), ora i lavoratori possono concretamente fare la loro scelta.
Anche se prima di poter adottare una «linea operativa univoca e corretta», puntualizzano, sono indispensabili i chiarimenti dell'Inps. «Dal dato letterale delle norme, sembrerebbe, che il lavoratore possa utilizzare il modulo dall'entrata in vigore del Dpcm e quindi dal 3 aprile 2015, mentre il datore di lavoro potrebbe procedere all'erogazione a partire dal periodo di paga decorrente dal mese successivo e quindi dal mese di maggio».
«Nonostante ciò - sostengono i consulenti del lavoro - sembra possibile sostenere al momento che, in una fase di prima applicazione, verrà consentita per ragioni di opportunità politica, l'applicazione della misura in esame anche con riferimento alle quote maturate a partire da marzo, a prescindere dalla circostanza che la richiesta sia stata presentata dopo l'entrata in vigore del Dpcm, ovvero dopo il 3 aprile».

Il trattamento fiscale è un po' più salato
Diversi sono gli aspetti che i lavoratori sono chiamati a valutare prima di procedere alla richiesta. Intanto, spiegano i consulenti del lavoro, occorre che il lavoratore tenga in debita considerazione le conseguenze sotto il profilo del fiscale: il trattamento fiscale del Tfr mensile è quello ordinario e dunque «nella maggior parte dei casi» un po' più salato.
Il lavoratore potrà procedere alla richiesta se ha un'anzianità contrattuale di almeno sei mesi presso i datori di lavoro ai quali la richiesta deve essere destinata e riguarda la quota maturanda.
Sarà necessario l'utilizzo di un apposito modulo che risulta allegato al decreto 20 febbraio 2015 n.29 della Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblicato nella gazzetta ufficiale del 19 marzo scorso. Gli effetti decorrono dal mese successivo alla richiesta dei lavoratori.
Oltre ai lavoratori pubblici alcune categorie di privati sono escluse: i lavoratori domestici, il settore agricolo, i lavoratori dipendenti di datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali e anche le categorie come i marittimi per i quali è già prevista la corresponsione periodica del TFR; o infine chi accantona il Tfr presso soggetti terzi (come ad esempio la maggior parte delle società di Equitalia o i lavoratori dell'edilizia).