Il Cardinal Bagnasco chiede lavoro per i giovani disoccupati
In Italia, nel 2013, le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale erano il 28,4% della popolazione. Il presidente della Cei, il Cardinal Angelo Bagnasco, ha ricordato che con la disoccupazione cresce anche l'instabilità sociale e che bisogna urgentemente dare risposte concrete ai giovani che sono in cerca di lavoro.
ROMA – In Italia, nel 2013, le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale erano il 28,4% della popolazione. Il presidente della CE_I, il Cardinal Angelo Bagnasco, ha ricordato che con la disoccupazione cresce anche l'instabilità sociale e che bisogna urgentemente dare risposte concrete ai giovani che sono in cerca di lavoro. Proprio alla precarietà che affligge oggi il mercato del lavoro è legato uno dei paradossi più significativi del capitalismo odierno.
BAGNASCO: CON LA DISOCCUPAZIONE CRESCE L'INSTABILITÀ SOCIALE - La «voce» della gente «incalza le nostre parrocchie e diventa grido: invoca lavoro per chi l'ha perso e per chi non l'ha mai trovato. Invoca lavoro per chi è sfiduciato e si arrende mettendosi ai margini della società, facile preda della malavita. E con la disoccupazione, l'instabilità sociale cresce fatalmente».Lo ha detto il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione di apertura del Consiglio episcopale permanente, oggi a Roma. «La Chiesa in Italia, a livello centrale, porta avanti da anni il Progetto Policoro e il Prestito della speranza: sono anche questi dei segni concreti che vengono incontro ai giovani, alle famiglie e alle piccole imprese. Tutti sappiamo che non basta ripianare i buchi, ma - ha sottolineato - occorre investire perché la competizione globale esige di essere sempre all'avanguardia; perché le nostre eccellenze devono essere difese con una continua ricerca; perché le professionalità non deperiscano; perché il patrimonio nazionale non prenda il volo per altri lidi, vanificando così i segnali positivi di ripresa che vengono rilevati dagli esperti», ha concluso.
CON LA CRISI EMERGONO I PARADOSSI DEL CAPITALISMO - Con la disoccupazione e l'aumento della povertà, cresce l'esclusione e l'instabilità sociale nei paesi, come il nostro, duramente colpiti dalla crisi. Ed emergono, ancora più prepotentemente, i paradossi del capitalismo. Uno di quelli più significativi è il seguente: per alimentare l'economia reale servono i consumi e perciò persone disposte a spendere soldi, ma che – allo stesso tempo – accettino flessibilità e insicurezza sul posto di lavoro. Come contrarre il matrimonio perfetto, formato da lavoratori insicuri e consumatori fiduciosi? In molti casi, la risposta ha coinciso con la separazione temporale dei due soggetti in questione: che si realizza, in poche parole, quando i consumi vengono finanziati dalle generazioni precedenti o da quelle future rispetto a quella che esborsa effettivamente il denaro. Per questo, il ricorso al credito al consumo ha avuto un'impennata vertiginosa negli ultimi anni, alimentato da questo paradossale circolo vizioso sul quale si fonda il capitalismo odierno. Il problema, però, è che questa forma di finanziamento non è sostenibile nel lungo periodo: come non lo è un'economia che per vivere ha bisogno di autoalimentarsi con un meccanismo perverso.
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