16 giugno 2019
Aggiornato 23:00
«Il Tap potrà contribuire solo parzialmente»

Benamati: dal 2019 rischiamo di rimanere a secco di gas

Il deputato del Pd ha presentato un'interrogazione al ministero dello Sviluppo economico, ricordando che fra 4 anni il «rubinetto» ucraino si chiuderà, così come scadranno i contratti con l'Algeria, mentre la Libia è sprofondata nel caos.

ROMA – Dal 2019 rischiamo di rimanere a corto di gas. L'allarme è stato lanciato dal deputato del Partito democratico Gianluca Benamati, primo firmatario di un'interrogazione al ministero dello Sviluppo economico in tema di approvvigionamenti di tale materia prima. Gli undici deputati del Pd hanno domandato al governo quali iniziative intenda «attivare, in materia di politica energetica e di infrastrutture del settore, al fine di garantire al nostro Paese la sicurezza degli approvvigionamenti».

DAL 2019 GAS PASSERÀ PER LA GRECIA - Gli interroganti infatti hanno ricordato che nel dicembre scorso la società russa Gazprom ha ufficializzato l'abbandono del progetto South Stream, gasdotto che avrebbe garantito un collegamento diretto tra la Russia e il Vecchio continente, attraverso il Mar Nero, baypassando il territorio ucraino. I deputati hanno continuato spiegando che al posto di South stream il governo russo d'intesa con quello turco hanno dato il via ai lavori preparatori per la realizzazione di una nuova rete di gasdotti denominato Turkish Stream. In merito a tale progetto gli esponenti del Pd hanno espresso la loro preoccupazione per il cambiamento di strategia di Gazprom che si è detta indisponibile ad estendere oltre il 2019, data di scadenza dei contratti vigenti, i transiti di gas attraverso l'Ucraina e di farlo transitare da quella data dalla sola frontiera fra Turchia e Grecia, lasciando l'onere della realizzazione delle necessarie infrastrutture di trasporto all'interno della Ue ai soggetti dell'Unione.

IL GAS RUSSO VERSO L'ITALIA - Secondo Benamati «al momento il sistema europeo, ma più di ogni altro, il nostro Paese, non è in grado di disporre di forniture sostitutive del gas russo. L'Italia dipende, infatti, per il 40 per cento dei consumi, dal gas russo, ed è l'unico paese a dipendere interamente dalla rotta di transito attraverso Ucraina, poiché Francia, Germania, Belgio, Olanda Repubblica Ceca, sono alimentate dal gas russo ma su rotta North Stream e Yamal». Su questo punto è necessario precisare che gran parte del metano russo (24,1 miliardi di standard di metri cubi, gmc) è arrivato in Italia passando per l'Ucraina attraverso il gasdotto Trans Austria gas (Tag), mentre i restanti 4,6 gmc sono arrivati attraverso i gasdotti Transitgas e Tenp che attraversano i territori di Germania e Svizzera (stando a gli ultimi dati disponibili, forniti dal ministero per lo Sviluppo economico e relativi al 2013).

IL REBUS NORD AFRICA - I democratici hanno sottolineato il fatto che per l'Italia nel 2019 ci sarà un'altra scadenza: quello del contratto di acquisto del gas algerino, «Paese che fa registrare ritardi nello sviluppo delle proprie risorse e, quindi, difficilmente, in grado di consentire al nostro Paese, di sopperire all'eventuale crisi della fornitura di gas russo». Inoltre i deputati hanno ricordato che «non poca rilevanza assumono poi gli elementi di forte instabilità politica dell'area libica». Infine secondo gli interroganti il gasdotto Trans adriatic pipeline (Tap), «potrà contribuire solo parzialmente a dare risposte alla necessità di ulteriori fonti di approvvigionamento di gas per l'Italia».