23 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
L'energia prodotta costerà il doppio del prezzo di mercato

Realacci contro gli aiuti di Stato Uk per la centrale nucleare di Hinkley Point

Il deputato del Pd ha presentato un'interrogazione al premier e ai ministeri dell'Ambiente e degli Esteri per chiedere che l'Italia si unisca al ricorso del governo austriaco contro la decisione della Commissione europea che ha autorizzato Londra a sussidiare pubblicamente il progetto portato avanti dai francesi della Edf. «Difficile dimostrare l'interesse comunitario»

ROMA – Ermete Realacci contro l'ampliamento della centrale nucleare inglese di Hinkley Point. Il deputato del Partito democratico ha presentato un'interrogazione al premier e ai ministeri dell'Ambiente e degli Esteri. Nel testo si chiede che l'Italia si unisca al ricorso del governo austriaco contro la decisione della Commissione europea, che ha autorizzato il Regno unito a sussidiare pubblicamente il progetto, nonostante la società costruttrice, la francese Edf, ha fatto lievitare di un terzo il prezzo dell'opera rendendola difficilmente sostenibile dal punto di vista finanziario (da 16 miliardi di sterline a 24,5 pari a 31,7 miliardi di euro).

INGLESI PAGHERANNO ENERGIA IL DOPPIO - Realacci ha ricordato che nell'ottobre 2014 la Commissione Ue ha autorizzato il progetto, nonostante il Regno unito si sia impegnato ad acquistare l'elettricità prodotta dall'impianto a 92,5 sterline per ogni megawatt/ora, più del doppio rispetto al costo attuale dell'energia nel Paese. Inoltre le autorità londinesi hanno concesso una garanzia statale per gli eventuali debiti dell'impianto, stimata circa 17 miliardi di sterline dall'Ue. Per il presidente onorario di Legambiente questo «aiuto di Stato» sarà garantito per 35 anni e il differenziale di prezzo sarà pagato da tutti consumatori.

CHE RUOLO PER AREVA? - Senza citarla direttamente l'esponente del Pd ha fatto riferimento all'altro colosso nucleare francese, Areva, ricordando i «notevoli ritardi nella costruzione delle centrali» e la «lievitazione dei costi» di altri «due impianti in costruzione in Europa, a Flamanville in Francia e Olkiluoto in Finlandia» che hanno affossato i bilanci dell'azienda di proprietà dello Stato francese. Areva poi potrebbe essere coinvolta nell'impianto inglese: nel 2013 infatti Edf aveva detto che avrebbe tenuto per sé il 45-50 per cento delle quote, mentre la China General Nuclear Power Corporation e la China National Nuclear Corporation ne avrebbero detenuto un altro 30-40 per cento e all'Areva ne sarebbe spettato il 10 per cento.

DOV'E' L'INTERESSE COMUNITARIO? - Realacci ha quindi concluso ricordando che Vienna si appellerà contro l'aiuto britannico «perché non considera il nucleare una tecnologia sostenibile né in termini ambientali né in termini economici» e sottolineando il fatto che stando ad indiscrezioni del Guardian - anche il Lussemburgo e un altro Stato membro potrebbero aggiungersi alla protesta austriaca «perché i trattati comunitari europei non giustificano un aiuto come quello britannico, essendo difficile dimostrare l'interesse comune dell'Unione nella costruzione di un reattore atomico nel Regno Unito».