20 novembre 2019
Aggiornato 23:30
Parigi non vende una centrale dal 2007

Nessuno vuole più comprare il nucleare francese

Conti sempre più in rosso per la compagnia controllata per l'87% dal governo di Parigi. La società ha decuplicato le perdite, passando dal rosso di 500 milioni del 2013 ai 4,9 miliardi di euro odierni. Pesano i costi legati ai ritardi e alla svalutazioni per la realizzazione di alcuni impianti in Finlandia e la ristrutturazione di quelli in Patria

PARIGI – Conti sempre più in rosso per la compagnia nucleare francese Areva, controllata per l'87 per cento dal governo di Parigi. Nel 2014 il colosso energetico transalpino ha decuplicato le perdite, passando dal rosso di 500 milioni del 2013 ai 4,9 miliardi di euro odierni.

NON VENDE UN IMPIANTO DAL 2007 - Sui conti hanno pesato i costi legati ai ritardi e alla svalutazioni di alcuni impianti, tra cui quelli legati alla costruzione del reattore nucleare di Olkiluoto 3 in Finlandia e alla ristrutturazione dell'impianto di processamento dell'uranio di Comurhex II. Areva, che non vende un impianto dal 2007, ha puntato il dito contro l'incidente nucleare alla centrale di Fukushima del 2011 nel gennaio scorso, per bocca del suo nuovo amministratore delegato Philippe Knoche e del presidente Philippe Varin, che hanno spiegato come questo abbia raffreddato l'interesse per questo tipo di impianti a livello globale, con l'aggiunta della forte concorrenza di aziende russe, giapponesi e sudcoreane. Comunque la società ha annunciato un ridimensionamento degli investimenti e la cessione di asset non strategici.

IL GOVERNO FRANCESE METTERA' UNA PEZZA? - Il piano per la riduzione dei debiti e il ritorno alla profittabilità sarà presentato nei dettaglientro fine marzo prossimo, ma il sindacato Cgt ha già detto di aspettarsi proposte per la riduzione dei salari e tagli di posti di lavoro. I debiti dell'azienda infatti ammonterebbero ad almeno 5,77 miliardi, secondo le stime di Reuters, e nei prossimi 18 mesi la società dovrà restituire più di 2 miliardi ai sottoscrittori dei suoi bond che giungeranno a maturazione. Per questi motivi alcuni analisti, come John Plassard della Mirabaud Securities, pensano che sarà necessaria una forte iniezione di capitali da parte del governo francese, in quanto non sarà facile trovare creditori sul mercato tradizionale visto che il suo debito è stato valutato a livello spazzatura sul finire del 2014 da Standard & Poor's. Anche le sue azioni hanno conosciuto un crollo del 55 per cento nell'ultimo anno.