15 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Su acqua e rifiuti aumento record

Tariffe: stangata per gli italiani

Negli ultimi 10 anni il costo è aumentato del 79,5 e del 70%: nel primo caso i prezzi restano tra i più bassi d'Europa, ma per la spazzatura l'incremento - secondo la Cgia - «è del tutto ingiustificato».

MESTRE - I rincari delle tariffe pubbliche in Italia sono tra i più elevati d'Europa. Lo sottolinea la Cgia di Mestre, spiegando che nell'ultimo anno c'è stato un boom dei rifiuti: con l'introduzione della Tari abbiamo pagato il 12,2% in più. Luce, gas e trasporti sono le voci di spesa che gravano maggiormente sui bilanci delle famiglie e delle piccole imprese italiane

Tra il 2010 e il 2014 solo in Spagna le tariffe pubbliche sono rincarate più delle nostre. Se a Madrid l'aumento medio è stato del 23,7%, prosegue la Cgia, in Italia, come del resto è successo in Irlanda, l'incremento è stato del 19,1%. Tra i grandi paesi d'Europa, invece, la Francia ha registrato un rincaro medio del 12,9%, mentre la Germania ha segnato un ritocco all'insù dei prezzi solo del 4,2%. L'area dell'euro ha subito un incremento dei prezzi amministrati dell'11,8%: oltre 7 punti percentuali in meno che da noi.

Negli ultimi 10 anni, prosegue la Cgia, a fronte di un incremento dell'inflazione che in Italia è stato del 20,5%, l'acqua è aumentata del 79,5%, i rifiuti del 70,8%, l'energia elettrica del 48,2%, i pedaggi autostradali del 46,5 per cento, i trasporti ferroviari del 46,3%, il gas del 42,9%, i trasporti urbani del 41,6%, il servizio taxi del 31,6% e i servizi postali del 27,9%. Tra tutte le voci analizzate, solo i servizi telefonici hanno subito un decremento: -15,8%.

«Nel nostro Paese i rincari maggiori hanno interessato le tariffe locali - sottolinea il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi -. Se per quanto concerne l'acqua i prezzi praticati rimangono ancora adesso tra i più contenuti d'Europa, gli aumenti registrati dai rifiuti sono del tutto ingiustificabili. A causa della crisi economica, negli ultimi 7 anni c'è stata una vera e propria caduta verticale dei consumi delle famiglie e delle imprese: conseguentemente è diminuita anche la quantità di rifiuti prodotta. Pertanto, con meno spazzatura da raccogliere e da smaltire, le tariffe dovevano scendere, invece, sono inspiegabilmente aumentate. Si pensi che nell'ultimo anno, a seguito del passaggio dalla Tares alla Tari, gli italiani hanno pagato addirittura il 12,2% in più, contro una inflazione che è aumentata solo dello 0,3%».

«Gli aumenti del gas hanno sicuramente risentito del costo della materia prima e del tasso di cambio, mentre l'energia elettrica dell'andamento delle quotazioni petrolifere e dell'aumento degli oneri generali di sistema, in particolare per la copertura degli schemi di incentivazione delle fonti rinnovabili. I trasporti urbani, invece, sono stati condizionati dagli aumenti del costo del carburante e quello del lavoro. Non va nemmeno dimenticato che molti rincari sono riconducibili anche al peso fiscale che grava sulle tariffe che, purtroppo, da noi tocca punte non riscontrabili nel resto d'Europa. Inoltre, nonostante i processi di liberalizzazione avvenuti in questi ultimi decenni abbiano interessato gran parte di questi settori, i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti - conclude Bortolussi -. In linea di massima, oggi siamo chiamati a pagare di più, ma la qualità dei servizi resi non ha subito sensibili miglioramenti. Speriamo che la riduzione del prezzo del petrolio registrata in questi ultimi mesi comporti per l'anno venturo una contrazione delle tariffe, soprattutto di luce, gas e trasporti che sono le principali voci di spesa che gravano sui bilanci delle famiglie e delle piccole imprese italiane».