15 luglio 2020
Aggiornato 13:00
Made in Italy

«Il cibo è la nuova frontiera del lusso italiano»

E' quanto scrive il Financial Times, in un'analisi di Rachel Sanderson che da Milano fa il punto sul crescente interesse per la riconversione verso l'alimentare Made in Italy di investitori (italiani e non) dei brand del luxury, fashion in testa.

LONDRA - «Il cibo italiano solletica le papille gustative degli investitori» decisi ad intercettare la tendenza ormai globale di un lusso inteso come il «mangiare bene».

E' quanto scrive il Financial Times, in un'analisi di Rachel Sanderson che da Milano fa il punto sul crescente interesse per la riconversione verso l'alimentare Made in Italy di investitori (italiani e non) dei brand del luxury, fashion in testa. Così il gruppo Prada, che ha rilevato lo storico Caffè Marchesi di Milano, è pronto allo sviluppo del marchio meneghino su scala mondiale, «nella convinzione - spiega al FT lo stesso Patrizio Bertelli - che si debba allargare la visione del lusso e del wellness». Prime tappe previste per l'espansione del brand Caffè Marchesi sarebbero Dubai, Tokyo e Hong Kong. Nel settore moda non c'è solo poi solo Prada a guardare all'italian food per i propri futuri investimenti su marchi italiani nel mondo. Il Financial Times ricorda come Bernard Arnault, chairman di LVMH, abbia infatti comprato un'altra tradizionale pasticceria Milanese, Cova, l'anno scorso, con analoghi piani di espansione globale. Poi c'è Renzo Rosso, patron di Diesel, che ha comprato la catena di alimenti organici italiani, Bionatural, e lo stesso Brunello Cucinelli che sarebbe pronto alla produzione di olio d'oliva nel paradiso di Solomeo.

Passando al vino, Gaetano Marzotto, ricorda il FT, è «dietro Ca' del Bosco», mentre la dinastia Ferragamo ha sviluppato etichette quali Il Borro e Castiglion del Bosco. «Il fondatore della catena di biancheria intima italiana Calzedonia sta aprendo una catena di negozi di vino chiamata Signorvino», continua Rachel Sanderson che ha raccolto anche il commento di Luigi Consiglio, advisor specializzato nel settore food, per il quale il parallelismo con quanto accadde negli anni '80 con il boom del Made in Italy della moda è evidente. «Non si tratta più di vendere cibo - dice Consiglio al Financial Times - ma di vendere sogni».

Per questo l'idea sognatrice di Eataly di Oscar Farinetti è divenuta consolidato marchio mondiale, con piani di sbarco in Borsa, sottolinea il FT, evidenziando come anche i fondi puntino ormai dritto al buon cibo nostrano. L'esempio è Charterhouse Capital Partners che ha rilevato l'80 % della Nuova Castelli, primo esportatore di Parmigiano.