10 dicembre 2019
Aggiornato 05:00
Lo scontro soffocherebbe l'economia italiana

Per la Sace un guerra commerciale con la Russia sarebbe una tragedia

L'incremento delle sanzione alla Russia, da parte di Usa e Ue, rischia di soffocare le esportazioni nostrane, gli investimenti russi in Italia e, in parte, le entrate turistiche. Secondo la Sece, se dovesse scoppiare una 'guerra commerciale' tra Europa e Russia, l'economia italiana rischierebbe di soccombere.

ROMA - Il quadro sanzionatorio entrato in vigore tra luglio e settembre prevede il divieto formale per i soggetti europei di condurre attività commerciali e finanziarie con alcune banche e aziende russe e restringe ancor più l'attività di export verso alcuni settori dell'economia russa, in modo specifico quello militare, dual use ed energetico.

NON SOLO L'EXPORT - L'incremento delle sanzione alla Russia, da parte di Usa e Ue, rischia di soffocare le esportazioni nostrane, che, in Russia, corrispondono dall'1,8 ai 3 miliardi di euro nel biennio 2014-2015, secondo quanto stimato da Sace, in peggioramento rispetto a quanto ipotizzato ad agosto. Inoltre, l'Ufficio Studi Economici di Sace avverte che gli impatti delle sanzioni potrebbero sentirsi non solo sull'export: una guerra commerciale tra Europa-Russia potrebbe colpire negativamente anche in termini di investimenti di aziende russe in Italia ed entrate da turismo. 

IL CALO DEI CONSUMI - Le tensioni continuano e la tregua temporanea tra Ucraina e Russia sembrano non dar vita ad un miglioramento della situazione. L'economia in Russia sembra caratterizzata da un forte rallentamento e ciò fa presagire una forte ripercussione sull'export italiano. La Russia di Putin sta infatti sperimentando un calo dei consumi privati e degli investimenti pubblici e privati, con inevitabili conseguenze negative sulle importazioni di beni sia di consumo sia di investimento, che rappresentano il 35% e il 40% delle esportazioni italiane in Russia.

L'INCOGNITA GAS - Per il 66% del proprio fabbisogno di gas l'Europa dipende dalle importazioni. Di questa percentuale, ben il 35% delle importazioni sono gli acquisti dalla Russia, ma con sensibili differenze a seconda dei paesi. Dal 2010 la normativa europea ha imposto agli stati membri di ridurre la propria dipendenza dal maggiore fornitore, ma solo 16 paesi su 28 sono riusciti ad assecondare le misure richieste.

DIMINUIRE LA DIPENDENZA DALLA RUSSIA - Non è un passo facile, quello di staccarsi dalle importazioni russe per cercare un nuovo fornitore di gas. Infatti, gli investimenti necessari per adeguare l'infrastruttura e diminuire la dipendenza dalla Russia sono complessivamente superiori a 170 miliardi di euro e l'approvvigionamento da fonti alternative richiederebbe costi annuali per 30 miliardi di euro. Inoltre non bisogna sottovalutare la questione tempo: per applicare una strategia energetica alternativa servirebbero tempi lunghi. 

IL GAS IN ITALIA - Nel momento in cui le contromisure russe si estendessero alle forniture di gas, la situazione in Italia potrebbe non essere delle più felici. In Italia il gas copre quasi il 50% dell'attività di generazione elettrica e il 35% dei consumi privati e la dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento è storicamente molto elevata: le importazioni di gas arrivano a coprire il 90% del fabbisogno totale. Quasi un terzo è arriva dalla Russa, ma nell'ultimo anno, la temporanea interruzione delle importazioni dalla Libia e la riduzione dei flussi dall'Algeria hanno ulteriormente innalzato questa quota al 40%. Se ci fosse un blocco del gas russo - che toccherebbe soprattutto il gasdotto di Tarvisio, l'unico utilizzato a pieno regime nel 2013 - ci sarebbero sicure conseguenze negative, ma queste potrebbero essere sostituite in parte da maggiori flussi da Nord Europa e Nord Africa e aumentando la quota di Gnl, compatibilmente con la capacità di rigassificazione presente sul territorio italiano.