1 dicembre 2022
Aggiornato 00:30
La cassa integrazione in Fiat

Marchionne: Riprenderemo tutti i lavoratori

L'amministratore delegato di Fiat-Chrysler, dal salone dell'auto di Parigi, afferma che una volta che la macchina industriale sarà ripartita, i lavoratori in cassa integrazione rientreranno a lavorare in Fiat. Il ministro del Lavoro Poletti esprime la necessità di un disegno nazionale comune di formazione lavoro.

PARIGI - L'amministratore delegato di Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne, al salone dell'auto di Parigi, dichiara che i lavoratori della Fiat in cassa integrazione rientreranno tutti quando «la macchina industriale ripartirà completamente». E il numero uno di FCA aggiunge: «Quando ripartirà completamente la macchina industriale i lavoratori ora in cassa rientreranno tutti. Ho sempre detto che sarebbero rientrati tutti, gli investimenti li stiamo facendo».

POLETTI, CENTRALITÀ DELLA FORMAZIONE - Da Torino - in occasione della celebrazione della Piazza dei Mestieri - arrivano le parole del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sostenendo che per fermare la dispersione delle risorse e avere profitti maggiori, bisognerà mettere in piedi un disegno unico nazionale per la formazione lavoro, cancellando l'attuale situazione di una formazione in mano alle singole Regioni. Poletti afferma: «Vogliamo fare in modo che la formazione e la relazione tra formazione scolastica lavoro e imprese assumano una nuova centralita», ha detto il ministro. «Stiamo costruendo progetti di alternanza scuola-lavoro e stiamo pensando che nell'operazione di riforma degli ammortizzatori sociali e quindi di costruzione di strumenti di politiche attive, il tema della formazione sia centrale»

SERVE UNITÀ ALLA FORMAZIONE - Il ministro del Lavoro, contnua il suo intervento a Torino calcando ancora sull'importanza di un disegno comune: la formazione «ha un problema di governance perché la competenza essenziale spetta alle Regioni. E' necessario costruire un disegno condiviso a livello nazionale prevedendo anche la gestione regionale, ma abbiamo bisogno di dare unita' a questo impianto perche' oggi la formazione gestita essenzialmente nella dimensione regionale non ci aiuta a costruire filoni forti, punti di coordinamento e neppure a utilizzare al meglio le risorse».

IN ITALIA SI PARLA TANTO E SI CONCLUDE POCO - Dopo essersi complimentato con l'attività di Piazza dei Mestieri per il suo approccio pragmatico nell'inclusione giovanile, il ministro ha anche osservato che «l'Italia è un paese dove si parla molto delle cose che si vorrebbero fare e poi non sempre si ha la capacità e la responsabilità di passare dalla declamazione ai fatti. Le cose fatte - ha aggiunto - prevedono anche insuccessi ed errori ma intanto chi fa le cose ha ragione e chi non le fa ha torto e questa è la prima regolina che si dovrebbe applicare».