28 marzo 2020
Aggiornato 18:30
Un salasso di 4,5 mld per le pmi

Camusso: Tfr in busta paga? No, grazie.

Se il Tfr dovesse davvero essere inserito in busta paga a partire dal gennaio 2015, come anticipato dal premier Matteo Renzi, le conseguenze per le pmi potrebbero essere molto negative: un salasso da 4,5 miliardi di euro. Per Susanna Camusso si tratta di un altro inganno renziano: «Sono soldi dei lavoratori, non è un aumento salariale. E se finisce in busta paga sarà tassato di più.«

ROMA«Il Tfr sarà inserito dal primo gennaio 2015 nelle buste paghe, a condizione che ci sia un protocollo tra Abi, Confindustria e governo per consentire alle imprese di avere quella liquidità": ha detto Matteo Renzi alla direzione del Pd. L'anticipo del Tfr in busta paga comporterebbe «un esborso di 4,5 miliardi di euro per le imprese artigiane, un vero e proprio salasso». Così il segretario generale della Confederazione libere associazioni artigiane italiane (Claai), Marco Accornero.

UN SALASSO TROPPO PERICOLOSO PER LE PMI -"Chiedere alle imprese artigiane di mettere a disposizione il 50% dei Tfr accantonati, circa 4,5 miliardi in totale, nelle buste paga dei dipendenti significherebbe affondare definitivamente la gran parte delle aziende, già alle prese con pesanti asfissie finanziarie dovute alla crisi dei mercati, con una stretta creditizia imposta dalle banche e con una pressione fiscale e un costo del lavoro insostenibili».

ACCORNERO (CLAAI): IL GOVERNO SIA PRUDENTE - Nelle pmi «con meno di cinquanta dipendenti, tipiche dei settori artigiani - spiega Accornero - il Tfr di chi non ha scelto un fondo pensione dopo la riforma del 2006, ovvero la maggior parte dei lavoratori italiani, resta in azienda: le imprese usano questo denaro per finanziarsi, soprattutto in tempi di crisi di liquidità e stretta creditizia come in questi anni». L'ammontare totale annuo accumulato dagli italiani «vale circa 25 miliardi di euro: di questi il 40% matura nelle pmi che, con 3,2 milioni di occupati, accantonano circa 9 miliardi di euro di Tfr, intesi come costo aziendale lordo», aggiunge. «Il Governo - conclude Accornero - valuti attentamente questi numeri e, nel caso decida di intraprendere la strada dell'anticipo del Tfr, esoneri da questo provvedimento le micro, piccole e medie imprese o, in alternativa, preveda la concessione di crediti bancari, a tassi minimi, destinati a questo scopo».

CAMUSSO (CGIL): IL TFR IN BUSTA PAGA E' UN'ALTRA TRUFFA - Più che fare «annunci roboanti» su un piano per il trasferimento del Tfr in busta paga, Renzi dovrebbe «pensare concretamente a come si evita di impoverire ancora» i lavoratori, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine del convegno «Lavoro conoscenza sindacato. Una ricerca tra i lavoratori cognitivi» a Bologna, commentando il piano che il governo sta studiando con Confindustria e Abi per il Tfr in busta paga a partire dal primo gennaio. "Primo - ha spiegato - è una norma contrattuale, quelli sono soldi dei lavoratori, quindi nessuno racconti che siamo di fronte a degli aumenti salariali, secondo bisogna determinare che non ci sia una perdita per i lavoratori, perchè oggi il Tfr ha un regime di tassazione separata e se lo metti in busta paga, invece, lo riporti ad una tassazione maggiore». Sarebbe come dire, secondo il segretario, che «gli riporti via gli 80 euro, aumentando la tassazione attraverso il salario indiretto». Terzo «c'è un tema della previdenza complementare, siamo di fronte ad un peggioramento voluto dal governo Monti della condizione pensionistica, se si mettono ostacoli anche alla previdenza complementare stiamo preparando un futuro di poveri», ha concluso il segretario della Cgil.

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