15 dicembre 2019
Aggiornato 01:30
Finanza

Apple pronta a emettere 17 miliardi di bond

Come riporta il Financial Times, in questo modo il gruppo californiano eviterà di attingere ai 150 miliardi di dollari di liquidità, dei quali l'88% è fuori dagli Stati Uniti. La maxi immissione sul mercato di titoli di debito dell'azienda di Cupertino è volta a finanziare il buyback, che è stato alzato da 60 a 90 miliardi di dollari. Intanto il titolo vola, problemi invece per Angry Birds

NEW YORK – Apple è prossima a immettere sul mercato bond per 17 miliardi di dollari. La maxi emissione di titoli di debito dell'azienda di Cupertino è volta a finanziare il buyback, che è stato alzato da 60 a 90 miliardi di dollari.

FT, APPLE VUOLE RESTARE LIQUIDA - Come riporta il Financial Times, in questo modo il gruppo californiano eviterà di attingere ai 150 miliardi di dollari di liquidità, dei quali l'88 per cento (circa 130 miliardi) è conservato fuori dagli Stati Uniti.
La «mela» lo scorso anno aveva già emesso 17 miliardi di debito: la maggiore vendita di bond al mondo da parte di un'azienda fino a quando alcuni mesi dopo il colosso della telefonia Verizon aveva messo sul mercato 49 miliardi di dollari di debito.

500 MILIARDI DI CAPITALIZZAZIONE - Grazie al rally che dura da quando la settimana scorsa ha pubblicato la trimestrale, Apple arriva a superare i 500 miliardi di dollari di capitalizzazione per la prima volta in vari mesi. Le azioni sfiorano i massimi di quasi 17 mesi, a 588 dollari (+2,81%).
Dalla pubblicazione dei conti di mercoledì scorso - occasione in cui ha anche annunciato un aumento del dividendo trimestrale e del piano di buyback oltre a uno split azionario - il titolo del produttore dell'iPhone hanno guadagnato circa il +12 per cento mentre nello stesso arco temporale il Nasdaq ha ceduto il 3 per cento circa.
La corsa in borsa permette al gruppo californiano di confermarsi come la società con il più grande valore di mercato al mondo dopo il colosso petrolifero Exxon. La differenza tra i due è di 70 miliardi di dollari. Resta da capire se la forza di Apple sarà in grado di sostenere il mercato azionario in generale. Per gli analisti, ci vorrà più di una buona «mela».

ANGRY BIRDS NON VOLA PIÙ - Notizie meno confortanti invece per i passerotti di Angry Birds, uno dei capostipiti tra i giochi bestseller per smartphone esplosi con il fenomeno delle «app» scaricabili, inventate da Apple sull'iPhone. La crescita esuberante di fatturato degli anni passati si è arrestata, e nel 2013 le vendite della casa madre Rovio hanno totalizzato 156 milioni di euro, quasi invariate dai 152 milioni di un anno prima.

MEGLIO LE FREEMIUM - Gli utili netti poi si sono più che dimezzati, a 27 milioni di euro dai 56 milioni del 2012. Un declino che secondo il Financial Times fa da contraltare alle crescite esponenziali di un altro tipo di app di gioco: quelle chiamate «freemium», totalmente gratuite e in cui i giocatori vengono incentivati a spendere soldi per velocizzare o potenziare il processo di gioco.

FINITA L'ERA DI APP A PAGAMENTO? - Un meccanismo più smaliziato e evoluto di quello su cui si basa Angry Birds, ovvero concedere un accesso solo parziale al gioco e esigere il pagamento di somme (anche ridotte) per sbloccare la versione completa. E che era stato il modello dominante nei primi anni di boom delle app.
Secondo il FT ormai la strategia vincente è il freemium e Rovio ha sviluppato a sua volta una versione di questo tipo (Angry Birds Go), che però non è riuscita a esplodere né sui dispositivi Apple né su quelli con sistema operativo Android di Google.

LE PROSSIME MOSSE DI ANGRY BIRDS - Il gruppo finlandese - connazionale della Supercell che invece sta spopolando con i suoi titoli, tra cui il più gettonato Clash of Clans - ha comunque reperito altri canali di entrate sfruttando il marchio che si era rapidamente creato attorno a Angry Birds. E spera di rilanciarsi anche con un film di animazione atteso però solo nel 2016.