4 febbraio 2023
Aggiornato 16:30
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La battaglia del «Made in»

Con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni, la plenaria del Parlamento europeo ha chiesto oggi a Strasburgo che sia resa obbligatoria l'indicazione del «Made in» per i prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario

BRUXELLES - Con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni, la plenaria del Parlamento europeo ha chiesto oggi a Strasburgo che sia resa obbligatoria l'indicazione del «Made in» per i prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario.

Gli eurodeputati hanno approvato in prima lettura la proposta di regolamento della Commissione di rendere obbligatorio il marchio del paese d'origine, sostituendo così l'attuale sistema volontario. L'obiettivo delle etichette «Made in» è di migliorare la tracciabilità delle merci e di rafforzare la tutela dei consumatori. A oggi, circa il 10% dei beni presi in esame dal sistema Ue di allerta rapido Rapex per i prodotti non alimentari non è riconducibile al produttore.

Le nuove norme mirano a una maggiore protezione dei consumatori attraverso il rafforzamento della sorveglianza e dei criteri di sicurezza dei prodotti. L'Europarlamento ha inoltre chiesto pene più severe per le imprese che non rispettano le norme di sicurezza e vendono prodotti potenzialmente pericolosi.

«Questo è un grande passo avanti per la trasparenza della catena di fornitura di un prodotto, e questo è un bene per i consumatori», ha affermato la relatrice sulla sicurezza dei prodotti Christel Schaldemose (socialdemocratica danese). La relatrice ha anche criticato gli Stati membri per non essere stati in grado di concordare una posizione comune sulla questione in Consiglio Ue, bloccando cosi i negoziati sul regolamento nel suo complesso, a scapito della sicurezza dei consumatori in Europa.

Per gli eurodeputati, l'etichetta «Made in» dovrebbe essere obbligatoriamente utilizzata per tutti i prodotti non alimentari venduti nell'Ue, con alcune eccezioni come i medicinali. Secondo la proposta approvata, i produttori Ue potranno scegliere se mettere sull'etichetta la dicitura «Made in EU» oppure direttamente il nome del loro paese.

Per le merci prodotte in luoghi diversi, il «paese di origine» sarebbe quello in cui c'è stata «l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata», che si sia conclusa con la «fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione» (come definito nel codice doganale Ue).

L'Europarlamento chiede anche che le sanzioni per le imprese che violano queste regole siano «proporzionate e dissuasive» e che tengano conto della gravità, della durata e del carattere intenzionale o ricorrente della violazione, nonché della dimensione della società. Questa richiesta è stata sostenuta con un'altra relazione, riguardante una proposta di regolamento per la sorveglianza del mercato, che è stata adottata con 573 voti a favore, 18 contrari e 52 astensoni.

I due testi sono stati approvati in prima lettura per garantire che il lavoro svolto nel corso di questa legislatura possa essere ripreso dal nuovo Parlamento europeo, dopo le elezioni di fine maggio, e utilizzato come base per ulteriori negoziati con gli Stati membri in Consiglio Ue.