22 gennaio 2020
Aggiornato 23:30
La denuncia della Corte dei Conti

«La Legge di stabilità non stimola l'economia»

Secondo la magistratura contabile accanto a «consistenti tagli di spesa, crescenti nel biennio 2015 e 2016 si incrementa la spesa nell'esercizio in corso». Inoltre si preannuncia »la destinazione prevalente dei proventi della revisione della spesa a riduzioni fiscali, senza evidenziare che buona parte dei risultati attesi sono già ipotecati per evitare un incremento del prelievo»

ROMA - La Legge di stabilità non stimola l'economia e riporta la spesa corrente su un percorso di crescita. Inoltre non sembra in grado di garantire «un solido e rassicurante profilo di rientro del disavanzo pubblico». È questo il giudizio della Corte dei conti contenuto nel documento «Le prospettive della finanza pubblica dopo la Legge di stabilità» elaborato insieme al Cer, Prometeia e Ref.
«La Legge di stabilità, uscita dall'esame parlamentare mantiene, almeno in parte, limiti iniziali. Ad essi se ne aggiungono di nuovi: si conferma, anche nella versione definitiva il limitato rilievo quantitativo delle misure di stimolo dell'economia, m entre crescono in misura significativa interventi di limitata dimensione unitaria, ma tali da riportare la spesa corrente su un percorso di crescita».
Secondo la magistratura contabile accanto a «consistenti tagli di spesa, crescenti nel biennio 2015 e 2016» si «incrementa la spesa nell'esercizio in corso». Inoltre si preannuncia «la destinazione prevalente dei proventi della revisione della spesa a riduzioni fiscali, senza evidenziare che buona parte dei risultati attesi sono già ipotecati per evitare un incremento del prelievo».

Prospettive di crescita restano ancora troppo basse - L'impostazione della Legge di stabilità, dunque, a giudizio della Corte dei conti «non sembra in grado di incidere in misura significativa sulle prospettive di crescita né di garantire un solido e rassicurante profilo del rientro del disavanzo pubblico». Inoltre il crescente ricorso a misure di spesa «con copertura affidata ad anticipazione di entrate future comporta consistenti rischi di trasferire gli attuali squilibri sugli esercizi a venire senza riuscire a coglierne oggi gli effetti positivi».
Dunque, «si fa concreta l'eventualità - ha concluso la Corte dei conti - di mancare entrambi gli obiettivi: le prospettive di crescita dell'economia rimangono ancora troppo basse e l'equilibrio dei bilanci resta ancora troppo precario».

Saldo strutturale preoccupa, saremo vigili - «Il saldo strutturale ci dà una serie di preoccupazioni e su questo la Corte sarà vigile. La nostra speranza è che noi non si lavori a vuoto». Lo ha detto il presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri, in occasione della presentazione del documento, il primo di tale genere realizzato dalla Corte con il Cer, Prometeia e Ref, sulle «Prospettive della finanza pubblica dopo la Legge di stabilità».
«Ci sono dei segnali di ripresa, segnali positivi, ma la situazione - ha spiegato - andrà attentamente monitorata».

Prospettive crescita restano troppo basse - «Le prospettive di crescita dell'economia rimangono ancora troppo basse e l'equilibrio dei bilanci resta ancora troppo precario».
Per la Corte dei conti «gli indicatori congiunturali più recenti offrono una conferma del rafforzamento del ciclo economico ma al contempo segnalano la presenza di alcune criticità». L'inversione del ciclo «si sta effettivamente concretizzando ma la velocità di uscita dalla recessione - si legge nel documento - appare inferiore a quanto incorporato nei quadri programmatici».