26 settembre 2020
Aggiornato 10:00
Conti pubblici

Saccomanni: «L'Europa vede più nero di noi»

Saccomanni ha avuto ieri sera un incontro bilaterale con il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, responsabile dei servizi dell'Esecutivo Ue che elaborano le previsioni. Le previsioni della Commissione di novembre erano che il Pil italiano nel 2014 sarebbe cresciuto dello 0,7%, contro l'l,1% previsto dal governo

BRUXELLES - Le attese previsioni economiche d'inverno della Commissione europea, che saranno pubblicate il 25 febbraio, «saranno probabilmente un po' più basse di quelle da noi formulate, ma anche un po' più positive di quelle precedenti, che la stessa Commissione aveva pubblicato a novembre». Lo ha detto oggi a Bruxelles il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, durante la conferenza stampa a margine del Consiglio Ecofin.

Saccomanni ha avuto ieri sera un incontro bilaterale con il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, responsabile dei servizi dell'Esecutivo Ue che elaborano le previsioni. Le previsioni della Commissione di novembre erano che il Pil italiano nel 2014 sarebbe cresciuto dello 0,7%, contro l'l,1% previsto dal governo.

Il ministro ha spiegato che dall'incontro, sul quale ieri sera è stato pubblicato un comunicato congiunto, è uscita «una conferma che la strategia del governo, che era stata lungamente discussa alla riunione dell'Eurogruppo del 22 novembre, va avanti, e non ci sono state ulteriori richieste né scadenze» per l'Italia.

«Noi avevamo deciso una strategia che prevedeva, con la Legge di Stabilità, un certo tasso di crescita e un certo obiettivo di disavanzo, che era in linea con gli impegni» di mantenerlo sotto il 3% del Pil. «Eravamo ben consapevoli - ha puntualizzato Saccomanni - che la riduzione del del debito non era in linea con le cifre meccanicamente fissate, ma abbiamo argomentato con successo che avevamo delle misure in avanzato stato di esecuzione, che potevano essere considerate sufficienti per realizzare quegli obiettivi».

«La Commissione - ha continuato il ministro - presenterà il 25 febbraio le sue stime e farà le sue valutazioni macroeconomiche. Noi abbiamo riferito che i nostri piani di novembre oggi sono andati avanti: che c'è stato un decreto sulle privatizzazioni, che sono state individuate le due società da privatizzare, decisi gli advisor e gli esperti legali; poi c'è stata una normativa per il rientro dei capitali, il decreto su Bankitalia, e poi la 'spending review' che sta avanzando. Ho riferito a Rehn tutto ciò, lui ha preso atto che è un processo in attuazione».

A novembre, quando la Commissione accettò la bozza della Legge di Stabilità italiana, nel parere che Bruxelles inviò all'Italia «non c'erano scadenze; ora siamo a febbraio, c'è un cambio di governo ma non mi pare - ha osservato Saccomanni - ci siano intenzioni di non portare avanti le iniziative prese da noi, non sono in discussione i capisaldi della nostra strategia di politica di bilancio».

LE ABBIAMO FATTE A SETTEMBRE - Certo, le previsioni economiche del governo «le abbiamo fatte a settembre, e l'impressione allora era che il quarto trimestre 2013 sarebbe stato politicamente tranquillo, dopo la fiducia ottenuta a ottobre. Poi le cose sono andate in modo diverso», e, ha ribadito il ministro, «le aspettative politiche hanno grosse implicazioni sugli investitori e sui mercati». Comunque, ha proseguito, «nonostante questo, l'evoluzione positiva che avevo pronosticato nel dileggio generale si è poi verificata», con il ritorno alla crescita (0,1%) nel quarto trimestre, a parte il dato della produzione industriale, che «è un po' più blando, lo 0,1% invece dello 0,2-0,3%» che era stato stimato. «Abbiamo ereditato - ha ricordato Saccomanni - un'economia che si contraeva al ritmo del 2% a trimestre, e ora invece cresce, anche se moderatamente, comunque non si contrae più».

Il ministro ha rivendicato all'azione del governo il successo di aver «creato condizioni stabili», e questo «operando sulle cause strutturali» del disavanzo. «Oggi - ha sottolineato ancora - per rifinanziare il nostro debito pubblico abbiamo tassi di interesse all'emissione del 2%, come media di tutti i tipi di titoli di Stato: è un risultato clamoroso che non ha precedenti (per l'Italia, ndr). Nel 2014 significa 3 miliardi di euro in meno» di spesa pubblica.

Rispondendo a chi chiedeva se l'Italia intenda ridiscutere con la Commissione gli impegni sul conseguimento del pareggio di bilancio e sul ritmo di riduzione del debito, Saccomanni ha ricordato: «Noi avevamo detto: diamo priorità alla riduzione del deficit e poi apriamo una discussione sul debito, che comunque è cresciuto soprattutto per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, contratto da governi precedenti; una misura che aveva deciso il governo Monti e che noi abbiamo attuato». Secondo il Ministero, il debito commerciale arretrato delle P.A. che è stato rimborsato al 31 dicembre scorso è pari a 22 miliardi di euro. Questo, ha proseguito il ministro «è un discorso che ha una sua plausibilità, e che va comunque integrato con il discorso sulle privatizzazioni (il cui ricavato va a riduzione del debito, ndr). Anche ieri, parlando con Rehn, ho continuato a fare questo discorso. Di per sé questo ragionamento non fa una grinza, e a loro (la Commissione, ndr) gli sta benissimo così».

«Io sono convinto - ha concluso Saccomanni - che la ripresa nella seconda parte del 2013 sia dovuta alle misure prese da noi, che sia stata 'fatta in casa'».