26 settembre 2020
Aggiornato 11:00
Conti pubblici

Tajani rompe un tabù: «Se l'Italia fa le riforme può sforare il tetto del 3%»

Il commissario europeo: «Un nodo cruciale del nuovo governo Renzi lo rivestirà ovviiamente il ministero dell'Economia. Ma io credo che al dilà del colore politico di chi verrà chiamato a dirigere un dicastero così importante, credo che bisognerà vedere chi sarà il nuovo ministro»

ROMA - «Un nodo cruciale del nuovo governo Renzi lo rivestirà ovviamente il ministero dell'Economia. Ma io credo che al dilà del colore politico di chi verrà chiamato a dirigere un dicastero così importante, credo che bisognerà vedere chi sarà il nuovo ministro». Lo ha detto Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea, a «Prima di tutto», Radio 1.

IL PESO DELLA BUROCRAZIA - «Indipendentemente dal colore politico - ha proseguito - sarà fondamentale che il nuovo ministro governi la politica economica e finanziaria dell'Italia, in un contesto europeo. Questo per evitare che la solita burocrazia la faccia da padrone, stabilendo la linea di politica economica e finanziaria del nostro Paese. Serve dunque un profondo cambiamento, perchè purtroppo oggi il peso della macchina burocratica è troppo forte, incide al punto di impedire cambiamenti di rotta, di passo».

SERVE UN PROGETTO SERIO - «Credo - ha sottolineato - che l'Italia possa ottenere risultati importanti a Bruxelles; mi riferisco alla interpretazione del patto di stabilità; cioè quello che impone il tetto del 3%. Ma servirà presentarsi con un progetto serio. Detto chiaramente: tagli alla spesa pubblica, riforme sostanziali per il mercato del lavoro (riduzione della stretta fiscale sul mercato del lavoro, un piano per rientrare dai debiti che la P.A. vanta nei confronti delle stesse imprese,) un piano di investimenti serio, infrastrutture che permettano all'economia di ripartire: ma un piano serio, con cifre, dati, iniziative, che consenta di discutere di una interpretazione del patto di stabilità attenuata cioè la possibilità che alcuni investimenti potrebbe essere esclusi dal patto di stabilità. Anche perchè, diciamolo: il patto di stabilità non viene interpretato, non c'è un computer a deciderlo: quando io e Olly Rehn scrivemmo un documento in cui sollecitavamo l'Italia a pagare il pregresso, spiegammo che ciò non avrebbe comportato la violazione del patto di stabilità. Cioè quei soldi non sarebbero stati ritenuti fonte di sforamento del tetto. Era considerato, appunto, un fattore attenuante: ecco, gli investimenti, che vadano in una certa direzione, accompagnati dalle riforme e da un taglio drastico della spesa pubblica, possano essere considerati fattore attenuante. E da parte mia, farà tutto quello che è in mio potere, per far sì che questo possa accadere. Ma l'Italia dovrà presentare un progetto serio, accurato, rigoroso».

L'ITALIA DEVE CONTARE A BRUXELLES - «Sara difficile modificare i parametri del fiscal compact - ha detto ancora Tajani - di cui si parla molto ma talvolta a sproposito. Questo è un vizio italiano: quello di credere che parlare di una cosa in Italia significhi automaticamente interessare l'Europa. L'Italia deve contare di più in Europa se vuole che le sue proposte e le sue modifiche siano approvate. Non basta avere un titolo di giornale per convincere Bruxelles. Ma ribadisco: tagli alla spesa pubblica, riforme e piano per la crescita. Si critica la Germania; ma la Germania, la signora Merkel non fa altro che tutelare i propri interessi in sede europea. L'Europa ha bisogno di una Italia che conti. Ma a Bruxelles, non sui titoli di giornali o un una dichiarazione alla tv e alla radio».