24 giugno 2019
Aggiornato 18:00
Pubblica Amministrazione

Debiti P.A.: Tajani, l'Italia rischia una multa da centinaia di migliaia di euro al giorno

Il vicepresidente della commissione europea, Antonio Tajani, ha preannunciato che lunedì compierà i primi passi formali di una procedura di infrazione a carico dell'Italia sul mancato rispetto della direttiva sui tempi di pagamento della pubblica amministrazione alle imprese

ROMA - Il vicepresidente della commissione europea, Antonio Tajani, ha preannunciato che lunedì compierà i primi passi formali di una procedura di infrazione a carico dell'Italia sul mancato rispetto della direttiva sui tempi di pagamento della pubblica amministrazione alle imprese.
Oltre a dover pagare interessi di mora all'8,25%, che sul cumulato 2013 Tajani ha quantificato in 3-4 miliardi di euro, in caso di condanna l'Italia rischia una sanzione da «centinaia di migliaia di euro al giorno», ha detto.
La decisione sulla procedura dovrebbe essere presa in circa due mesi.

«Ho il dovere di intervenire - ha detto Tajani -: sono tenuto ad avviare la procedura». Il responsabile di industria e imprenditoria della Commissione ha puntualizzato che prima di procedere, lunedì, sentirà la relazione del secondo consulente, o «advisor», che ha nominato per monitorare i tempi dei pagamenti alle imprese. Ovvero il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti, dopo che oggi nella conferenza stampa l'altro advisor, il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti ha presentato cifre abbastanza inequivocabili.

Secondo l'associazione degli artigiani infatti, al momento in media la PA italiana impiega 170 giorni a onorare un pagamento, a fronte dei 30 previsti dalla direttiva Ue prorogabili a 60 giorni in alcuni casi limitati. 109 giorni in più della media europea.
«Se le cifre sono queste e se lunedì Buzzetti confermerà indicazioni in tal senso, come ha già fatto e non ho motivo di ritenere che cambierà linea - ha proseguito Tajani - farò partire la lettera Eu Pilot» che sancirà l'inizio dell'iter della procedura di infrazione.

E sarà un «Eu Pilot accorciato a 5 settimane invece di 10, vista la gravità delle indicazioni giunte, periodo nel quale l'Italia avrà la possibilità di rispondere. Se la riposta del governo sarà non soddisfacente ci sarà una lettera di messa in mora e il deferimento di fronte alla Corte di giustizia europea». Tutto questo dovrebbe durare circa 2 mesi, al termine dei quali la Corte Ue potrebbe decidere di comminare sanzioni all'Italia come quelle sulle quote latte, o quelle più recenti chieste sul mancato rispetto delle direttive sulle sperimentazioni animali.

Proprio su questo l'eurocommissario ha fornito indicazioni su quella che potrebbe essere la portata della multa a carico del Belpaese: sulle sperimentazioni animali è stata chiesta una sanzione da 150 mila euro al giorno, e sui tempi dei pagamenti la gravità della violazione potrebbe essere ritenuta più maggiore.
Ad ogni modo 150 mila euro al giorno per un anno porta a circa 55 milioni di euro su un anno.

Per evitare tutto questo quello che l'Italia dovrebbe fare è apparentemente piuttosto semplice: «Pagare le imprese», ha detto Tajani. In realtà la questione è complicata perché chiama in causa tutti i livelli della pubblica amministrazione, dai comuni alle province alle regioni. Anche se la procedura Ue viene avviata nei confronti dello Stato centrale. «Anche io lancio un appello affinché il governo intervenga sulle amministrazioni locali affinché paghino», ha detto Tajani.

Oltre a questo c'è poi la questione anche più esosa degli elevatissimi interessi di mora previsti dalla direttiva europea sui pagamenti: 8 per cento più il tasso di riferimento della Bce, attualmente quindi 8,25 per cento. Interessi da pagare su quanto accumulato di ritardi a partire dal primo gennaio 2013, che in base alle stime di Confartigianato porterebbe a interessi complessivi di mora da 3-4 miliardi di euro. Posto che secondo la stessa associazione i ritardi costano alle imprese maggiori oneri finanziari per 2,1 miliardi di euro.

Interpellato infine sul fatto che un interesse dell'8,25 per cento - più del doppio del rendimento di un Btp decennale - possa paradossalmente creare un incentivo perverso, a cercare accordi tra imprese e PA locali, in particolare nella realtà italiana, per farsi pagare in ritardo e incassare il relativo sovrapiù, Tajani ha rilevato che «nessun paese ha fatto pervenire sollecitazioni a far cambiare la direttiva». L'eurocommissario ha ricordato che queste regole sono state sottoscritte dal Consiglio di tutti i governi europei. ora «sono regole da rispettare», ha concluso.