28 novembre 2020
Aggiornato 21:00
Energia

Messico, dopo 75 anni finisce il monopolio della Stato sulle risorse energetiche

La riforma, frutto dell'accordo tra il Partito rivoluzionario istituzionale del presidente e il Partito di azione nazionale (destra) è stata fortemente osteggiata dal Partito della Rivoluzione democratica (sinistra), terza forza politica del paese, secondo il quale questa legge apre a una «privatizzazione selvaggia» del petrolio messicano

CITTÀ DEL MESSICO - Il presidente messicano Enrique Pena Nieto ha promulgato oggi la riforma costituzionale che mette la parola fine a 75 anni di monopolio di stato sulle risorse energetiche, un testo definito dallo stesso presidente come «fondamentale per il futuro dei messicani». La riforma, frutto dell'accordo tra il Partito rivoluzionario istituzionale del presidente e il Partito di azione nazionale (destra) è stata fortemente osteggiata dal Partito della Rivoluzione democratica (sinistra), terza forza politica del paese, secondo il quale questa legge apre a una «privatizzazione selvaggia» del petrolio messicano.

PROGRAMMA DI RIFORME - La riforma prevede in primo luogo l'apertura agli investimenti privati della compagnia petrolifera di stato Pemex. La riforma energetica è uno degli elementi centrali del programma di riforme avviato da oltre un anno dal presidente messicano anche nei settori dell'istruzione, delle telecomunicazioni e del fisco con l'obiettivo di rilanciare l'economia messicana, la seconda dell'America latina.
Il progetto prevede che Pemex possa siglare dei contratti con investitori privati, nazionali o stranieri, o accordare loro licenze di sfruttamento dei giacimenti. Nel futuro consiglio di amministrazione di Pemex, ridotto da 15 a 10 membri con la cancellazione dei posti per i rappresentanti sindacali, siederanno 5 membri del governo federale e cinqeu membri indipendenti.