25 febbraio 2020
Aggiornato 01:30
Lavoro & Fisco

Squinzi al governo: «4 o 5 miliardi subito per il taglio del cuneo fiscale»

Il presidente di Confindustria: «La riduzione delle tasse può innescare immediatamente la ripresa dei consumi e la crescita. La legge di stabilità deve necessariamente prevedere una posta sufficiente in questa direzione»

ROMA - Per il taglio del cuneo fiscale «è necessario mettere sul piatto un minimo di investimenti, pensiamo servano 4 o 5 miliardi subito», ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a margine del convegno del Centro studi dell'associazione.

TAGLIO CUNEO FISCALE IN LEGGE STABILITA' - «Il taglio del cuneo fiscale è quello che può innescare immediatamente la ripresa dei consumi e la crescita. La legge di stabilità deve necessariamente prevedere una posta sufficiente in questa direzione», ha spiegato Squinzi.
«Non basta più fare politiche con il bilancino, ma serve una scossa potente a cominciare da un taglio drastico del cuneo fiscale», ha detto il presidente di Confindustria al ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni seduto in sala.
«Con i sindacati - ha spiegato Squinzi - abbiamo condiviso la profonda preoccupazione di come affrontare l'autunno, per ridare fiducia a imprese e lavoratori. Proponiamo cose urgenti da fare non siamo per il tutto e subito, non crediamo nei miracoli. Ma vogliamo credere nella possibilità di reperire le risorse necessarie a partire dal taglio del cuneo».
Con il governo, ha assicurato Squinzi: «Parliamo continuamente, anche ieri ho incontrato Enrico Letta e c'è una interlocuzione continua». L'esecutivo, «dal nostro punto di vista ha fatto tutti i passi nella direzione giusta, fino ad oggi, ma sono stati un po' timidi e riteniamo vadano accelerati e ampliati» ha continuato il presidente di Confindustria.

CAMBIAMENTO TENDENZA ECONOMICO POSITIVO - Quindi Squinzi ha parlato dei dati presentati negli «Scenari Economici» del Centro studi Confindustria. La pendenza «è cambiata» e «sembra che ci stiamo avviando verso una discesina», ma «per dire che siamo veramente nella ripresa dobbiamo ancora aspettare qualche segnale e per consolidare un segnale comunque di cambiamento di tendenza che è positivo», ha commentato il presidente di Confindustria.

NON POSSIAMO ACCONTENTARCI - «Da qui a dire che la recessione è finita ce ne passa molto perché non dimentichiamo che abbiamo da recuperare otto punti percentuali di Pil rispetto al 2007 e quindi ci metteremo qualche anno», ha aggiunto Squinzi. Ci sono dei segnali di un cambiamento di trend, ha continuato il presidente, «perché dopo otto trimestri di recessione dovremmo vedere, nei prossimi trimestri, un cambiamento di segno. Tuttavia la recessione è finita quando si torna a stare meglio di come si stava precedentemente. Non possiamo assolutamente né essere soddisfatti né accontentarci di una lenta risalita».
Nel finale Squinzi ha affrontato il tema di una possibile caduta dell'esecutivo, sottolineando che «creerebbe certamente dei ritardi e delle situazioni di cui è difficile prevedere l'impatto».