7 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Domani il Direttorio BCE

Economie dell'area Euro in ordine sparso

Nell'Unione valutaria i disoccupati sono arrivati a toccare quota 19 milioni, un valore mai visto prima con un tasso di disoccupazione medio che ha raggiunto l'11,9 per cento. Più del doppio rispetto al 5,3 per cento della Germania, che assomiglia sempre più ad una locomotiva che, essendosi sganciata dal treno, corre ormai in solitario

FRANCOFORTE - Dalla frammentazione delle condizioni finanziarie a quella dell'economia reale: è sempre di fronte a un quadro di dinamiche divergenti, che separano i paesi dell'area euro, che la Banca centrale europea si trova a dover ponderare le sue scelte di politica monetaria. Nell'Unione valutaria i disoccupati sono arrivati a toccare quota 19 milioni, un valore mai visto prima con un tasso di disoccupazione medio che ha raggiunto l'11,9 per cento. Più del doppio rispetto al 5,3 per cento della Germania, che assomiglia sempre più ad una locomotiva che, essendosi sganciata dal treno, corre ormai in solitario.

Un quadro che ha trovato nuove conferme ieri nelle indagini sull'attività delle imprese, tornata a peggiorare a livelli recessivi a febbraio per la media dell'area euro. Nei mesi scorsi la Bce era riuscita a bloccare la lacerazione dell'unione valutaria a livelli di tassi di interesse sui titoli di Stato e sul credito bancario, principalmente con la creazione del suo nuovo piano di possibili interventi calmieranti sui bond, a cui non poneva limiti prefissati. Battezzato «Omt» (Outright monetary transactions) sembra esser riuscito a domare la spirale che si era creata tra scommesse su frattura nell'area euro e tensioni dei mercati.

Ma questo non è stato sufficiente, almeno per ora, a bloccare la dinamiche divergenti che hanno imboccato anche le economie reali. Agli affanni sulla crescita dei soliti paesi «Piigs», sgradito acronimo coniato dagli anglosassoni per raggruppare i paesi più a rischio sui debiti - Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna - ora si è aggiunta perfino la Francia, la seconda maggiore economia dell'area. A sua volta accusa crescenti difficoltà, il Pil è calato dello 0,3 per cento a fine 2012, la disoccupazione è salita al 10,6 per cento e il divario che accusa rispetto alla Germania è ai massimi da 15 anni a questa parte, secondo le indagini tra i responsabili degli approvvigionamenti delle imprese.

E l'improvvisa cappa di incertezza politica calata sull'Italia, terza economia dell'area euro, a seguito delle elezioni non ha certo semplificato la situazione.

Oggi verrà pubblicato un primo aggiornamento del Pil del quarto trimestre dell'area euro, che non si annuncia esaltante, si prevede la conferma del meno 0,6 per cento. La sera stessa i banchieri centrali dell'area euro si ritroveranno alla cena che tradizionalmente precede il Consiglio direttivo, dove oltre al presidente Mario Draghi e ai componenti del Comitato esecutivo, siedono tutti i governatori di banche centrali dei 17 paesi aderenti all'euro.

Domani alle 13 e 45 verranno annunciate le eventuali decisioni operative, che non si prevede dispongano variazioni rispetto ai livelli attuali dei tassi di interesse: il principale tasso ufficiale di rifinanziamento nell'area euro è al minimo storico dello 0,75 per cento. Alle 14 e 30 poi Draghi terrà la conferenza stampa esplicativa, in cui illustrerà le previsioni aggiornate da parte dei tecnici della Bce su crescita economica e prezzi. E visti gli sviluppi recenti gli analisti si attendono revisioni al ribasso sul Pil 2013, per cui tre mesi fa indicavano tra un meno 0,9 per cento e un più 0,3 per cento.

Come indicato un mese fa da Draghi, le nuove stime cercheranno di valutare anche le ricadute del recente e controversi apprezzamento dell'euro. Sia in termini di crescita che in quelli di inflazione, che a sua volta potrebbe essere oggetto di ritocchi al ribasso. Intanto ieri Eurostat ha riferito che a febbraio l'inflazione media ha rallentato più del previsto, all'1,8 per cento appare ormai all'interno dei valori obiettivo della Bce.

Tuttavia nella maggior parte dei casi gli analisti non si attendono variazioni per l'immediato sul costo del danaro, semmai Draghi potrebbe inviare segnali che potrebbero spianare la strada a eventuali manovre espansive nel breve termine. Difficilmente poi il capo della Bce non si vedrà rivolgere domande sul quadro politico della sua madre patria, anche se finora, in particolare in un recente intervento a Monaco di Baviera, si è tenuto mal largo dall'argomento.