15 giugno 2021
Aggiornato 18:00
Moda

Gucci e la Cina, nessuna nuova apertura nel 2013

Nel 2012, l'aumento delle vendite di beni di lusso in Cina è stata limitata al 7%, inferiore a quello della crescita economica, che ammontava a 7,8%. Lo scorso anno i cinesi agiati, che viaggiano sempre di più, hanno fatto il 63% dei loro acquisti in questo settore all'estero

PECHINO - Il marchio italiano Gucci, di proprietà del gruppo Ppr, ha rivisto verso il basso la sua espansione in Cina. Lo ha indicato un comunicato pubblicato oggi, confermando le notizie pubblicate da un quotidiano economico, mentre i cinesi acquistano sempre più spesso beni di lusso all'estero.

IL 63% DEI CINESI COMPRA ALL'ESTERO - «Stiamo entrando in una nuova fase di crescita, abbandonando l'espansione del numero di negozi per il consolidamento», ha spiegato Gucci. La 'maison' di alta moda e articoli di lusso ha ancora tuttavia «progetti per continuare ad aprire nuovi negozi e riqualificare quelli già esistenti nella Cina continentale, anche se a un ritmo diverso rispetto agli ultimi anni».
Nel 2012, l'aumento delle vendite di beni di lusso in Cina è stata limitata al 7 per cento, inferiore a quello della crescita economica, che ammontava a 7,8 per cento, secondo uno studio pubblicato nel dicembre dalla società Bain & Company. Lo scorso anno i cinesi agiati, che viaggiano sempre di più, hanno fatto il 63 per cento dei loro acquisti in questo settore all'estero, una percentuale che continua ad aumentare, secondo lo studio.
Secondo il quotidiano economico cinese Diyi Caijing Ribao, l'amministratore delegato di Ppr Francois-Henri Pinault ha deciso di non aprire nuovi punti vendita Gucci in Cina nel 2013.