14 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Lettera del segretario CGIL al Corsera

Camusso: Serve un Decreto per la rappresentanza in FIAT

«Il governo potrebbe esercitare il suo ruolo di garante di regole giuste e condivise. Vedere un decreto che recepisce i contenuti dell'accordo interconfederale sulla democrazia sindacale sarebbe un bel segnale di cambiamento»

ROMA - «Di fronte alla discriminazione, alla negazione di diritti, alla soppressione dell'agibilità politica e negoziale un sindacato ha il dovere di lottare e di chiedere alla magistratura il rispetto delle leggi. Ha il dovere di difendere non solo le conquiste ottenute con il sacrificio di tanti, ma la democrazia stessa così come regolata dalla nostra Costituzione e dalle leggi democraticamente votate dal nostro Parlamento. Una simile discussione sarebbe impensabile in altri Paesi». Con una lettera al Corriere della sera il segretario della Cgil, Susanna Camusso interviene sull'annuncio della Fiat di mettere in mobilità 19 lavoratori di Pomigliano dopo la sentenza che obbliga l'azienda all'assunzione di 19 operai inizialmente esclusi perché aderenti alla Fiom. E ritiene che la strada per superare il problema c'è: un decreto del governo per la rappresentanza sindacale. «Il governo potrebbe esercitare il suo ruolo di garante di regole giuste e condivise. Vedere un decreto che recepisce i contenuti dell'accordo interconfederale sulla democrazia sindacale sarebbe un bel segnale di cambiamento».
«La ritorsione che la Fiat ha deciso di attuare contrapponendo 19 lavoratori discriminati a 19 da discriminare è intollerabile. Intollerabile - scrive Camusso - per il messaggio punitivo, retrogrado e vendicativo nei confronti dei 38 lavoratori e dei loro compagni. Intollerabile per il segnale che vuole dare di noncuranza delle regole e delle leggi e di sprezzo nei confronti dei poteri dello Stato e delle istituzioni».
«Bisogna quindi eliminare dal campo la ritorsione. Bisogna rispettare la magistratura e le sue sentenze. Bisogna rimuovere la discriminazione senza determinarne altre. Questo è essenziale. Fiat nei giorni scorsi ha ammesso l'errore di Fabbrica Italia. Abbiamo sentito dai suoi portavoce anche toni distensivi. Si esclude la chiusura di altre unità produttive nel nostro Paese (oltre alle tre già chiuse e tuttora senza soluzione) che lo stesso amministratore delegato aveva ventilato in un'intervista. Si parla di nuovi modelli e si prospettano missioni per alcuni stabilimenti».

Di Pietro: Governo convochi azienda - «Ieri Marchionne ha messo nero su bianco quello che pensa dei lavoratori iscritti alla Fiom. E' molto grave quello che è successo, a prescindere dal fatto che il comunicato stampa in cui la Fiat ha definito 'oppositori storici' gli operai di Pomigliano iscritti alla Fiom, sia stato inviato per errore». Lo hanno affermato in una nota congiunta il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi.
«Siamo, infatti, di fronte alla prova provata dei comportamenti discriminatori per i quali l'azienda è stata, giustamente, condannata da ben dodici tribunali italiani. Nello scrivere la sentenza, la Corte d'Appello di Roma ha seguito un'indicazione giuridica europea ben precisa, affermando che la Fiat non può assumere o licenziare i lavoratori sulla base di appartenenze a liberi sindacati. Insomma, l'Europa ci dice una cosa molto chiara: gli atti discriminatori sono contrari alla logica d'impresa e ai diritti delle persone. Come avviene in qualsiasi altra azienda, Marchionne dovrebbe scegliere i propri dipendenti in base alle competenze e alla professionalità».

Guerra: Inacettabile quello che sta accadendo a Pomigliano - «Oggi a Pomigliano, con la storia dei 19 messi in mobilità per compensare i 19 iscritti Fiom da assumere per ordine del giudice, è la Fiat che è andata oltre: non è possibile immaginare la più grande impresa italiana che risponde così a una sentenza del tribunale, è inaccettabile». lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica.
Sergio Marchionne, spiega, è «un leader che ha fatto la storia. Nel 2004 la Fiat non aveva neppure un giorno davanti a sè, oggi ha almeno dieci anni garantiti», ma «proprio perchè leader», «non dovrebbe alimentare questo scontro».
«Indipendentemente da dove sono cominciate le responsabilità, e io non assolvo certo la Fiom, trovo che ora si stia scherzando con la vita delle persone. Quello che sta accadendo a Pomigliano è inaccettabile». Come se ne esce? «Dialogo, dialogo, dialogo», afferma il Ceo di Luxottica.