14 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Siderurgia | Inchiesta Ilva

Ilva: Uilm, senza Riva l'azienda non ha ragione di esistere

Palombella: la riduzione di produzione da 30mila a 20mila tonnellate di acciaio, vale a dire del 30%, per il momento garantisce un equilibrio precario. Ma è al limite della marciabilità per poter garantire la sicurezza impiantistica e la possibilità di non ricorrere alla cassa integrazione. Angeletti: Distruggerla sarebbe un suicidio per il paese

ROMA - Se la produzione all'Ilva di Taranto dovesse essere ridotta ancora c'è il rischio di cassa integrazione per i lavoratori. Lo ha affermato il segretario nazionale della Uilm, Rocco Palombella, secondo cui «la riduzione di produzione da 30mila a 20mila tonnellate di acciaio, vale a dire del 30%, per il momento garantisce un equilibrio precario. Ma è al limite della marciabilità - ha sottolineato - per poter garantire la sicurezza impiantistica e la possibilità di non ricorrere alla cassa integrazione».

Senza Riva stabilimento non ha ragione di esistere - Ma se la produzione dovesse essere ulteriormente tagliata, ha aggiunto Palombella in un'intervista ad 'Affaritaliani.it', «a quel punto tutto tornerebbe in discussione. Verrebbe meno la sicurezza e la cassa integrazione diventerebbe quasi certa».
«Fa ridere - ha evidenziato il numero uno della Uilm - l'idea che l'impianto possa tornare a essere gestito dal governo: senza il gruppo Riva lo stabilimento non ha ragione di esistere. L'azienda deve fare autocritica e cambiare linea di condotta, ma non spero non lasci Taranto».

«La Fiom - ha detto Palombella - è strana, ha comportamenti che non riusciamo a comprendere. Hanno sempre ribadito la volontà di scioperare e di protestare sempre e comunque. A parole non hanno mai rifiutato la volontà di scioperare, questa volta l'hanno fatto strumentalizzando la nostra protesta, dicendo che si trattava di uno sciopero contro la magistratura. Cosa assolutamente non vera. Hanno cercato di organizzare - ha sottolineato - una sorta di difesa della magistratura, cosa della quale quest'ultima non aveva di certo bisogno: è un potere autonomo che fa il suo lavoro».

Il rapporto con la Fiom è complicato - «Insomma - ha affermato il segretario della Uilm - il rapporto con la Fiom è complicato. È un'organizzazione molto politicizzata che anzichè guardare ai problemi tenta di favorire i quadri politici. Non volevano rompere il legame con l'Italia dei valori e - secondo Palombella - hanno mischiato la questione dell'Ilva con una sponda sulla magistratura. Mi auguro che da questa vicenda la Fiom possa capire che la posta in gioco non è la difesa della magistratura ma la salvaguardia dei posti di lavoro».

«Tutti devono fare autocritica - ha aggiunto il leader dei metalmeccanici Uil - di fronte a una situazione come quella dell'Ilva. Il nostro compito è quello di difendere i contratti e noi dentro l'azienda l'abbiamo fatto. Per il tema dell'ambiente - ha concluso - non abbiamo molto spazio su questo. Siamo sempre stati lasciati in disparte quando c'era da individuare strumenti di tutela dell'ambiente. Ora credo che il sindacato debba recuperare un rapporto vertenziale per difendere i lavoratori dell'Ilva».

Angeletti: Distruggerla sarebbe un suicidio per il paese - «Sull'Ilva mi auguro che vada a finire bene, perché quello sarebbe il segno del suicidio di un paese». Lo ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, al Gr3 Rai.
«Un paese che distrugge la più grande industria siderurgica d'europa - ha aggiunto - è un paese che si suicida».