31 gennaio 2023
Aggiornato 17:00
Direzione nazionale del PD

Bindi: Con l'articolo 18 in gioco la dignità dei lavoratori

La Presidente del Partito Democratico: Le riforme strutturali non si fanno senza la politica. Oggi la migliore risposta a chi vuole un PD diviso. La legge elettorale sostenuta da D'Alema è un «passo indietro»

ROMA - Se non si cambiano le modifiche all'articolo 18 presentate dal Governo, viene messa «in discussione la dignità del lavoro». Lo ha detto la presidente del Pd Rosy Bindi, intervenendo alla direzione del partito. «Non siamo subalterni a nessuno e non è ideologico difendere il diritto alla non monetizzazione del lavoro. Ma allora,perché se diciamo queste cose non siamo considerati subalterni a mons. Bregantini, alla dottrina sociale della Chiesa o alla Costituzione?».
«Sono d'accordo con Veltroni, - ha aggiunto - il Pd deve essere il partito dell'innovazione ma non c'è strumento nuovo che possa smentire il principio della dignità del lavoro. Se la norma sui licenziamenti individuali per motivi economici resta così come è, si smentisce questo principio. Noi sosteniamo Monti e la sua missione di mettere in sicurezza l'Italia ma riforme strutturali come questa del mercato del lavoro non si fanno senza la politica».

Oggi la migliore risposta a chi vuole un PD diviso - La direzione di oggi rappresenta la «risposta migliore» a chi vuole un Pd diviso. «La discussione  di oggi è la risposta migliore alla rappresentazione di un Pd diviso e in confusione. Da qui il Pd manda un messaggio chiaro, sul lavoro e il rapporto con il governo: il partito è unito e farà la sua parte. Questa unità non è una fotografia dal libro Cuore, ma espressione di un partito che fa la fatica di cercare una sintesi senza nascondere il suo pluralismo culturale».

Il PD non è il libro Cuore ma un partito che fa sintesi - «La discussione di oggi è la risposta migliore alla rappresentazione di un Pd diviso e in confusione. Da qui il Pd manda un messaggio chiaro, sul lavoro e il rapporto con il governo: il partito è unito e farà la sua parte. Questa unità non è una fotografia dal libro Cuore, ma espressione di un partito che fa la fatica di cercare una sintesi senza nascondere il suo pluralismo culturale».

La legge elettorale sostenuta da D'Alema è un «passo indietro» - Sarebbe sbagliato lasciare «mani libere ai partiti» sul tema delle alleanze, la legge elettorale sostenuta da Massimo D'Alema rappresenterebbe un «passo indietro». La presidente del Pd Rosy Bindi, parlando alla direzione del partito, ha criticato la posizione esposta poco prima da Massimo D'Alema a favore della «bozza Violante». Positiva invece, secondo la Bindi, la decisione di convocare l'assemblea nazionale del Pd per parlare della faccenda.
«Bene - ha detto la Bindi - la decisione di convocare l'Assemblea nazionale, come avevamo chiesto. Concordo sulle priorità indicate nella relazione di Bersani: restituire agli elettori la scelta dei parlamentari e la scelta delle coalizioni di governo. Non mi convince la bozza Violante e non sono d'accordo con l'impostazione di D'Alema: un conto è chiedere i voti per un partito e il suo programma di governo, altro è lasciare ai partiti le mani libere dopo il voto per formare le alleanze. Come si fa una campagna elettorale senza dire ai cittadini chi sono i nostri alleati e con chi vogliamo governare? Lo considero un passo indietro che non farebbe bene alla politica, al Pd e al Bipolarismo».