27 maggio 2020
Aggiornato 18:30
Ormai due comuni su tre sono a rischio

Maltempo: niente tutela del territorio, interventi insufficienti e dettati dall’emergenza

La Cia evidenzia la mancanza di una vera politica di salvaguardia. In dieci anni l’agricoltura ha perso terra coltivabile pari a tutto il Veneto. Dal 1950 ad oggi si sono spesi più di 200 miliardi di euro per riparare i danni causati da calamità naturali

ROMA - Due comuni su tre sono a rischio idrogeologico. Frane, alluvioni, smottamenti sono un pericolo incombente, soprattutto nelle aree marginali di collina e di montagna. Poco si è fatto in questi anni per tutelare il territorio ed evitare l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e di manutenzione in certe zone è fondamentale. In poco di meno di dieci anni proprio l’agricoltura ha perso una superficie di terra coltivabile di oltre 19 mila Kmq, pari a tutto il Veneto. Dal 1950 ad oggi si sono spesi più di 200 miliardi di euro per riparare i danni causati da calamità naturali: sarebbe bastato destinare il 20 per cento di questa cifra ad opere di manutenzione del territorio per limitare le disastrose conseguenze e soprattutto le perdite umane. Non solo. Sono circa un milione gli immobili abusivi, spesso costruiti non a norma e, quindi, a grave rischio in presenza di una calamità naturale. E quello che è avvenuto in questi giorni ripropone con forza le tematiche legate all’assetto idrogeologico e alla sicurezza delle persone e delle attività produttive. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori fortemente preoccupata per le ultime vicende che hanno visto la morte di persone e interi territori franare.

E così i disastri si susseguono con un crescendo pauroso. I danni, soprattutto in vite umane, diventano incalcolabili. Serve, quindi, una rinnovata attenzione. Occorre una politica -avverte la Cia- con la quale puntare a una vera salvaguardia del territorio con risorse adeguate. Una politica che garantisca il presidio da parte dell’agricoltore, la cui attività è fondamentale in particolare nelle zone marginali. Bisogna varare interventi concreti per mettere in sicurezza interi paesi minacciati da frane e da smottamenti. Il problema della tutela del territorio non è certo marginale. E’ un problema di grande priorità. Senza misure efficaci frane e alluvioni sono sempre più a rischio.

D’altra parte, l’abbandono agricolo -ricorda la Cia- ha interessato soprattutto le aree marginali di collina e di montagna, quelle a più elevato rischio idrogeologico in Italia. Si è fatto poco o nulla per bloccare questa «emorragia» e oggi i guasti di questo disinteresse si evidenziano in maniera drammatica.

La Cia è, dunque, mobilitata affinché si avvii finalmente un’azione per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio e dell’ambiente, con specifico riferimento alle aree rurali e di quelle interne e svantaggiate. Servono investimenti mirati che permettano alle aziende agricole di continuare a operare e a svolgere la loro attività multifunzionale, attraverso la quale si fa un’autentica opera di presidio e di manutenzione.

Ecco perché accanto agli interventi legati all’emergenza necessaria e urgente, appare sempre più indispensabile -rileva la Cia- un’azione coordinata e programmata del Governo e delle Regioni volta all’attività di prevenzione dei disastri naturali. Il ripetersi ciclico degli eventi calamitosi non può portare alla rassegnazione perché essi sono incontrollabili e ineluttabili. Al contrario, è necessario superare atteggiamenti passivi o superficiali, adottando strategie dinamiche di progetto e di iniziativa, attraverso gli strumenti ordinari della programmazione: progettare in sicurezza per assicurare un territorio tutelato e al tempo stesso produttivo.

Insomma, serve «un’azione globale e condivisa» per l’uso corretto del suolo e delle acque. E proprio l’agricoltura italiana -conclude la Cia- si pone quale soggetto protagonista per la tutela del territorio, la creazione (o ricostruzione) di paesaggi di qualità, in modo da garantire un corretto equilibrio ecologico e un controllo dei fenomeni naturali.

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