7 luglio 2020
Aggiornato 11:00
Manovra finanziaria

La ristrutturazione dei debiti non risolve i gravi problemi delle imprese agricole

Il presidente della CIA Giuseppe Politi: una misura positiva nella teoria, ma difficilmente applicabile nella pratica

ROMA - «Una misura positiva nella teoria, ma difficilmente applicabile nella pratica, perché complessa e farraginosa. Difficilmente gli imprenditori potranno utilizzarla. Oltretutto, non è un provvedimento che risolve i gravi problemi dell’agricoltura italiana, assillata da alti costi produttivi, contributivi e burocratici. Ci vuole ben altro. E questo il governo continua a non comprenderlo». Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commenta la norma contenuta nella manovra economica che permetterà ai produttori in stato di crisi o di insolvenza di accedere agli accordi di ristrutturazione dei debiti ed alla procedura della transazione fiscale.

«Con questo intervento non si può certo pensare di aver trovato una soluzione alla situazione d’emergenza che vivono oggi le imprese agricole. E’ un palliativo. Il settore -aggiunge Politi- ha necessità di politiche realmente concrete che da tempo chiediamo. La manovra finanziaria, nel suo complesso, non dà risposte agli agricoltori. Anzi, nei prossimi anni saranno costretti a subire tagli onerosi che rischiano di mettere in pericolo la stessa sopravvivenza delle aziende. Sono più di tre anni che le campagne italiane sono in grande affanno e invece di varare provvedimenti di sostegno si è andati avanti unicamente con le promesse mai mantenute. II governo, con la vergognosa vicenda delle quote latte, ha accontentato chi non ha rispettato le leggi e umiliato la stragrande maggioranza degli allevatori che sono stati nella legalità».

«Adesso non si venga a dire che la norma sui debiti salverà l’agricoltura del nostro Paese, che per circa un milione di imprese verrà evitato il fallimento. Le cose -rimarca il presidente della Cia- non stanno così. Se a questo governo stanno a cuore le sorti del settore primario, doveva dimostrarlo nei fatti. E le occasioni per farlo sono state tante. Invece, siamo ancora in attesa di una svolta nella politica agraria. E facciamo i conti con provvedimenti frammentari, sporadici e totalmente parziali che non risolvono nulla».