16 novembre 2019
Aggiornato 02:30
Censimento agricolo ISTAT

«L’8% delle imprese agricole gestisce il 63% dei terreni coltivabili»

Lo ha posto in evidenza Giandomenico Consalvo, componente della Giunta di Confagricoltura

ROMA - «L’8% delle imprese agricole gestisce il 63% dei terreni coltivabili, si consolida la ‘minoranza trainante’. Infatti la concentrazione produttiva negli ultimi dieci anni ha fatto sì che 132 mila aziende, ognuna che opera su almeno 20 ettari di superficie, gestiscano quasi 8 milioni di ettari dei 13 milioni complessivi. Lo ha posto in evidenza Giandomenico Consalvo, componente della Giunta di Confagricoltura, intervenendo alla presentazione dei risultati provvisori del 6° censimento Istat dell’agricoltura.

Dai dati Istat emerge - ha sottolineato Consalvo - che dal 2000 al 2010 sono scomparse 800 mila imprese (-32%, da 2,4 milioni di aziende a 1,6 milioni) e la dimensione media aziendale è ora di 7,9 ettari di SAU (+44%, era di 5,5 ha).

A calare in numero, in questi dieci anni - ha rilevato il rappresentante di Confagricoltura - sono state le aziende con 20 o meno ettari di SAU. Mentre quelle con più di 20 ettari sono aumentate in numero e in ettari condotti. Praticamente oggi le aziende con più di 20 ettari sono poco meno del 10 % delle aziende totali e gestiscono quasi i due terzi della Sau nazionale. Le imprese più piccole, con meno di 20 ettari di SAU, sono diminuite in numero ma rappresentano sempre oltre il 90% delle aziende; che conducono però il 37% della superficie agricola utilizzata.

«L’Istat attribuisce il processo evolutivo sia alle dinamiche di mercato che all’effetto delle politiche comunitarie. Siamo d’accordo sul primo aspetto perché - ha commentato Giandomenico Consalvo - la forte pressione competitiva ha indotto ad un rafforzamento delle unità produttive. Il secondo aspetto merita invece un approfondimento, perché non è detto che il disaccoppiamento degli aiuti diretti, erogati indipendentemente dalla produzione, favorisca il dimensionamento competitivo delle imprese».

«A Bruxelles molto di più occorrerà fare sul fronte delle politiche strutturali per la competitività delle imprese e l’aggregazione dell’offerta su cui - ha concluso il rappresentante di Confagricoltura - ci attendiamo molto dalla prossima riforma della politica agricola comune verso il 2020».