12 luglio 2020
Aggiornato 11:00
Sempre più baluardo nella difesa dell’ambiente

Earth Day 2011: l’agricoltura sceglie la sostenibilità

Nella Giornata mondiale della Terra il presidente della Cia Giuseppe Politi ricorda il grande contributo del mondo agricolo alle grandi sfide ambientali

ROMA - «L’agricoltura può fare molto per l’ambiente. Essendo l’attività che interagisce maggiormente con la natura, se sceglie la via della sostenibilità, può giocare un ruolo da protagonista nelle emergenze ambientali. Oggi gli agricoltori si mettono sempre più in gioco nella sfide urgenti che il nostro pianeta è costretto ad affrontare, correggendo la propria condotta in chiave ecologica». Lo afferma Giuseppe Politi presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della quarantunesima Giornata mondiale della Terra, che si celebra domani il 22 aprile in 192 paesi.
«Il nostro è un impegno concreto a favore dei temi ambientali, che la Cia porta avanti da anni coinvolgendo un numero sempre maggiore di agricoltori. Abbiamo lanciato -continua Politi- un programma ambientale preciso che prevede diversi obiettivi importanti: la riduzione del 15 per cento del consumo di acqua, del 20 per cento dell’impiego di fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni superficiali dei terreni e, contemporaneamente, l’aumento del 25 per cento delle produzioni delle biomasse, del 10 per cento del biologico e del 3 per cento dei rimboschimenti».

«Abbiamo costruito progetti volti alla riduzione delle emissioni di CO2 in azienda o alla loro compensazione, tramite operazioni di rimboschimento. L'agricoltura e soprattutto la zootecnia -sottolinea il presidente della Cia- vengono spesso chiamate in causa come produttrici di gas serra (azotati e metano); mentre l’agricoltura integrata e biologica sono neutrali rispetto a questi gas o, più spesso, hanno un bilancio positivo, perché fissano più carbonio di quanto ne emettono».
«La scelta delle coltivazioni biologiche, inoltre, preserva il suolo dall’inquinamento dovuto all’impiego di fertilizzanti e fitofarmaci e dall’impoverimento legato alle stressanti lavorazioni del terreno e ai fenomeni di desertificazione, che negli ultimi 40 anni hanno determinato un calo del 30 per cento della sua capacità di ritenzione e di regimazione delle acque, accrescendo di tanto le situazioni di rischio idrogeologico e il verificarsi di eventi catastrofici. Per questo, lo scorso 17 febbraio la Cia ha sottoscritto il ‘Manifesto per la difesa del suolo’, teso a salvaguardare questa preziosa riserva di patrimonio genetico e di materie prime, quindi di «biodiversità», altra parola d’ordine dell’impegno ambientale in agricoltura. In questo senso, abbiamo costruito -continua Politi- diversi progetti di recupero di antiche coltivazioni, custodi di corredi genetici in via di estinzione e capaci di contribuire alla sicurezza alimentare del futuro».
«Molto si è fatto, inoltre, nella direzione di un altro obiettivo fondamentale: raggiungere l’autosufficienza energetica in azienda, promuovendo -aggiunge il presidente Politi- il riutilizzo degli scarti agroforestali, di cui l’agricoltura è una fonte eccezionale, reimpiegati per la produzione di energia verde. La Cia crede molto nel ruolo dell’agricoltura nella produzione di energia pulita da biomasse, produzione che è cresciuta dal 2008 del 60 per cento all’anno, giungendo -secondo i dati di Nomisma energia- a fatturare 13 miliardi di euro nel 2010».
«La correzione in chiave ambientale -conclude il presidente della Cia- dei consumi delle aziende prevede oltretutto l’utilizzo di soluzioni per l’irrigazione che favoriscano il risparmio idrico, come gli impianti a goccia o la produzione di specie idro-resistenti».