20 giugno 2021
Aggiornato 17:00
Patrizio Roversi racconta a Bioenergy Expo la sua green life

«Bene certificare e indicare le emissioni di gas serra»

Il celebre volto della televisione sarà il moderatore del convegno in programma a Bologna (Aula magna della Facoltà di Agraria, via Fanin) il prossimo 4 febbraio

VERONA - Patrizio Roversi, volto noto della televisione, turista e velista per caso insieme alla moglie Susy Blady, non poteva non avere un’anima verde. Quella che ha per l’agricoltura è una vera attrazione fatale. «D’altronde – precisa Roversi, bolognese d’adozione, mantovano di nascita – le mie radici vengono da una zona agricola. Mio padre era geometra del Consorzio di bonifica Agro-mantovano-reggiano e l’agricoltura era allora più di oggi il traino di tutta una serie di attività più o meno connesse. Mi ricordo che il prezzo dei principali formaggi che scaturiva ogni giovedì in Borsa merci a Mantova, Grana padano e Parmigiano reggiano, era un indicatore economico generale che riverberava su altre attività, da quelle edilizie fino addirittura a quelle culturali».

Patrizio Roversi sarà il moderatore del convegno in programma a Bologna (Aula magna della Facoltà di Agraria, via Fanin) il prossimo 4 febbraio. Un appuntamento – organizzato con il supporto di Veronafiere, realtà leader in Europa per l’agroalimentare e le energie rinnovabili (Solarexpo e Bioenergy dal 4 al 6 maggio 2011) - che ha per tema «Gas serra ed energie rinnovabili» e che illustrerà, come puntualizza Fabrizio Piva, amministratore delegato di CCPB Il Biologico, «una particolare formula di certificazione per il settore agroalimentare, attraverso la quale è possibile dimostrare la quantità di energia consumata e la CO2 equivalente, emessa durante il processo produttivo».
Insomma, sta sempre più prendendo piede un sistema di etichettatura ambientale di terzo tipo, cosiddetta «EPD, Environmental Product Declaration», sposata dal programma svedese dello Swedish Environmental Management Council, a cui aderisce anche l’Italia, anche con importanti aziende del settore, come Barilla, Granarolo, Civ&Civ.

La sostenibilità ambientale come valore aggiunto. Produrre contenendo le emissioni di gas serra in atmosfera diventa così un sistema virtuoso, di tutela del territorio e di rispetto verso il consumatore. «Nella mia carriera – prosegue Patrizio Roversi – mi sono occupato molto di turismo, che è inevitabilmente e strettamente legato al territorio e al paesaggio. E, di conseguenza, all’agricoltura».
Secondo Roversi, il settore primario è uno dei volani dello sviluppo. «Ultimamente la nostra traballante economia – analizza - ha evidenziato dato incontrovertibile. E cioè che serve una relazione tra storia, cultura, paesaggio, turismo: solo così si innesca una spirale positiva per valorizzare le nostre risorse». E in uno scenario dove l’agricoltura «è stretta fra la globalizzazione, l’inflazione, ammortizzatori quali le quote latte che stanno sparendo, è inevitabile che oltre al prodotto servono servizi. E l’agricoltura italiana sopravvive solo con prodotti di alta qualità». Un sillogismo d’altronde già visto: «Evitare di competere sulla quantità, ma scommettere sull’eccellenza enogastronomica».
Produzione, ma anche servizi. È questo il binomio dell’agricoltura di oggi, nell’ottica di Patrizio Roversi. «Bisogna che gli agricoltori tengano pulito il territorio, lo valorizzino, promuovano il carattere culturale anche dell’agricoltura, che va dall’agriturismo al biologico. Perché producendo solo granoturco non ce la facciamo».

Patrizio Roversi si riconosce e promuove anche l’attività della moglie Susy in materia di agricoltura. «E’ lei che traccia il solco. Io poi lo difendo – ride -. Ma Susy ha da poco acquistato alcuni ettari sui colli bolognesi e sta lanciando l’iniziativa «orti aperti», di carattere sociale». È il ritorno alla terra, fra significati culturali e storici (promossi anche attraverso il sito de Il giornale del cibo, realizzato con la collaborazione di Martino Ragusa e Silvia Salomoni), secondo proprio la filosofia di Susy Blady, «arcaico futuro», che rilancia elementi tecnologici del passato, ma tuttora utili.
Dall’agricoltura al contenimento delle emissioni di gas serra, il passo per Roversi è breve. Le etichette del «terzo tipo», che raccontano anche i processi ambientali sostenibili che stanno alla base, «rappresentano senza dubbio un valore aggiunto. Conoscere l’impatto di determinate produzioni sulle emissioni gas serra significa rendere possibile il nostro futuro».

In altre parole, aggiunge l’attore mantovano, «si va sempre più verso consumi consapevoli. Il consumatore è giusto che trovi in etichetta anche le emissioni sul gas serra. E in materia serve un approfondimento concreto, senza divisioni sul piano ideologico».
Fondamentale, per un approccio consapevole dei temi ambientali, ecologici, ma anche legati alle produzioni, interrogarsi e individuare le soluzioni più opportune. «Perché – spiega Roversi - devo chiudere l’acqua mentre mi faccio la barba? Non devo fermarmi al fatto che i consumi domestici di acqua sono il 10 per cento del totale, ma devo far diventare un gesto consapevole il contenimento dei consumi. Bisogna capire perché, quando e quanto spreco. Partire dal chiudere il rubinetto mentre mi rado, per arrivare a pormi il problemi degli acquedotti che perdono»