20 giugno 2024
Aggiornato 11:30
La sfida Fiat

Marchionne: salari tedeschi e azioni agli operai

L'AD del Lingotto a «La Repubblica»: l'intesa di Mirafiori no sarà riaperta e sarà estesa anche a Melfi e Cassino

ROMA - Rompere il sistema ingessato «dove tutti sanno che noi imprese italiane siamo fuori dalla competitività, non possiamo farcela, eppure tutti fanno finta di niente». Sergio Marchionne lancia la sfida per la nuova Fiat: «cambiare le regole per garantire la Fiat e chi ci lavora. E' l'unica strada. Non solo: a dire il vero è l'ultima strada». La sfida, spiega l'ad di Fiat in una intervista a La Repubblica, è quella di aumentare i salari, arrivando «al livello della Germania e della Francia» e alla partecipazione degli utili ai dividendi. «Ma prima di parteciparli gli utili dobbiamo farli», precisa l'ad.

L'accordo di Mirafiori non sarà riaperto e il nuovo modello sarà adottato anche per gli altri stabilimenti Fiat, da Melfi a Cassino. Lo afferma l'amministratore delegato Sergio Marchionne, spiegando che all'estensione del nuovo contratto nelle altre fabbriche «non c'è alternativa, non possiamo vivere in due mondi. Io spero che, visto l'accordo alla prova, non vorranno vivere nel secondo mondo nemmeno gli operai».
A Mirafiori poi, aggiunge Marchionne in un'intervista alla Repubblica, la trattativa non sarà riaperta. «Più che altro - sottolinea - io non capisco. Non sono un ingenuo, ma sinceramente non capisco. È la logica del retrade, del negoziato continuo per il negoziato, non per arrivare a un risultato. Sono allibito. Mi dispiace - conclude - ma sabato mattina alle sei le urne hanno detto che il sì ha avuto la maggioranza. Il discorso è chiuso, anche se dentro quella maggioranza molti cercano il pelo nell'uovo».